Agenzia Dogane - Il contratto che non c'è

Roma -

Come molti Lavoratori ricorderanno, il 26 giugno è stato siglato “provvisoriamente” il CCNI Agenzia Dogane. Mai l’aggettivo provvisorio si è rivelato così appropriato: dopo sei mesi quel contratto è ancora "lettera morta".

 

Ma perché sta succedendo tutto questo? Qual è il vero motivo per cui il contratto integrativo non viene siglato definitivamente?

 

Come avevamo già potuto osservare si tratta di un contenitore vuoto, all'interno del quale ci sono solo elementi peggiorativi del contratto di primo livello e quel che è peggio, nessuna reale innovazione.

 

L’indennità di obiettivo istituzionale di fatto è stata ridotta, sono stati confermati i vecchi istituti indennitari, rinviata a una successiva fase la definizione delle posizioni organizzative e degli incarichi di responsabilità (questi ultimi saranno retribuiti con i fondi che potevano essere destinati alle progressioni economiche), peggiorate le condizione poste dal CCNL per quanto riguarda gli sviluppi economici all’interno delle aree, e rinviata l’individuazione dei nuovi profili e delle relative mansioni.

 

Allora qual è il contenuto del contratto? Non riusciamo che a leggerci promesse esplicite o velate…

 

E allora potrà accadere che oggi, dopo le elezioni RSU, i Lavoratori avranno un brusco risveglio e scopriranno che le promesse sono rimaste tali e che niente è cambiato. In fondo il clima che si respira non è migliorato molto rispetto al passato, se ancora la categoria viene additata alla pubblica vergogna dalle colonne del Corriere della Sera, che affonda i suoi colpi sulla questione salariale e sul tema della presunta scarsa produttività.

 

Mentre per i nostri pubblici accusatori la questione salariale alle Agenzie Fiscali andrebbe risolta con lo spostamento di un'ulteriore quota di salario verso la voce produttività, noi riteniamo che debba cessare lo stillicidio di risorse economiche drenate dal contratto nazionale e spostate sulla contrattazione decentrata. Secondo noi le risorse economiche stanziate per migliorare le condizioni salariali dei Lavoratori del Fisco devono confluire direttamente nella busta paga dei Lavoratori.

 

Invece, gli "aumenti" contrattuali sullo stipendio sono sempre più ridicoli. In cambio, abbiamo un sistema retributivo talmente confuso e disarticolato che spesso non si riesce a ricostruire con esattezza il suo esatto ammontare, l'imputabilità delle somme ai vari anni, i criteri stessi di misurazione della produttività e le regole per la quantificazione dei corrispettivi. Inoltre il salario accessorio, che è diventato un vero e proprio ricostituente per le nostre magrissime buste paga, viene corrisposto con ritardi medi spaventosi.

 

Oggi possiamo essere davanti a un bivio: di qua, possiamo continuare a trattare come è stato fatto negli anni passati, credendo a chi ci promette la Luna e accontentandoci poi di vederne il riflesso dentro il pozzo; di là, possiamo costruire in modo serio e responsabile un contratto capace di garantire ai Lavoratori migliori condizioni di lavoro e ai Cittadini un servizio pubblico efficiente ed economico. Questa seconda via ha delle tappe, che per noi sono:

 

- nuove assunzioni di personale;

- nuovi profili professionali;

- revisione del  sistema indennitario, dell’orario di lavoro e dei turni;

- diritto alla carriera e formazione del personale.

 

O si va in questa direzione o avremo sbagliato strada, per l'ennesima volta.

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