Agenzia Dogane - Lavoro produttivo, lavoro improduttivo. Sul CCNI Dogane.

Roma -

A quattro anni dal primo CCNL Agenzie Fiscali, si è firmato ieri il Contratto Integrativo dell’Agenzia delle Dogane. Il tempo non ci è stato amico. Se il CCNL segnava un importante inversione di tendenza rispetto al progressivo aumento delle quote variabili del nostro salario, il CCNI siglato ieri si adatta al clima politico sindacale del momento, che vorrebbe il dipendente pubblico retribuito a cottimo, o quasi. Rispetto alla prima ipotesi, siglata un anno fa, ma non certificata dai revisori dei conti, due sono le novità significative.

 

Si definiscono i profili professionali, ma non le declaratorie né i potenziali sviluppi economici. Sul punto rimandiamo alla lettura del testo, limitandoci al momento a considerare positiva la semplificazione adottata e rimandando il giudizio definitivo a quando saranno chiariti i punti che sono rimasti in sospeso. La nostra posizione è che tutti i profili dovranno prevedere uno sviluppo economico apicale. La seconda novità è sull’utilizzazione del Fondo, ed è con amarezza che dobbiamo prendere atto della volontà del tavolo di abbandonare definitivamente il percorso intrapreso nell’ultimo triennio volto a dare certezza e stabilità ad una parte del salario accessorio.

 

Viene infatti cancellata l’indennità di obiettivo istituzionale, che nella prima ipotesi garantiva annualmente non meno di 2200 euro medi pro-capite, e sostituita, dal 2008, da una più leggera “indennità di professionalità”, mentre la produttività d’ufficio viene rafforzata, dal 2009, da un inedito “apporto individuale”, a cui sarà destinato il 10% delle risorse totali. La principale fonte di finanziamento di queste voci è il famigerato “comma 165”. Incomprensibilmente con questo CCNI se ne ipoteca l’utilizzo del 2008 e del 2009, quando ancora manca l’accordo per il 2007, e, soprattutto, mancano le risorse, bloccate da Tremonti.

 

Da anni rivendichiamo l’importanza di dare certezza a queste somme per sottrarle agli umori del ministro di turno. Una battaglia difficile che, seppure si vincerà, rischia di essere vanificata da accordi di questo tipo (come si può stabilizzare la produttività, d’ufficio od individuale che sia?). Oltre al merito, condividiamo ancora meno l’opportunità di queste modifiche.. In questo momento, con un tavolo aperto ( si fa per dire) alla Funzione Pubblica su produttività ed efficienza, o meglio, su improduttività ed inefficienza della P.A., rifarsi il trucco per adeguarsi “in via preventiva” al nuovo clima politico, non metterà un freno ai provvedimenti che con tutta probabilità ci verranno, a breve, calati dall’alto.

 

Più produci più ti pago dovrebbe essere l’assioma alla base di qualsiasi ragionamento sulla produttività e l’Agenzia non ha l’autonomia per farlo. Subiamo per legge imposizione di tetti al 165 e all’intero Fondo aziendale. E, anche al di sotto del tetto, la nostra retribuzione accessoria è continuamente messa in discussione nei tempi, nei modi e perfino nella quantificazione delle somme da scelte politiche, appetiti di altri enti, rilievi di organi controllo. In tale contesto fissare percentuali ha poco senso. Il 10% di diecimila è mille, di cento è dieci, di zero è zero. Noi di cosa stiamo parlando? È per questo che non si può prescindere da una modifica del sistema convenzionale che dia certezza al nostro salario accessorio. È per questo che fino a che non si ottiene certezza a monte si sarebbe dovuta cercarla a valle, garantendo ai lavoratori nella contrattazione integrativa il massimo delle certezze che ci erano consentite dal contesto in cui ci muoviamo.

 

Per comprendere appieno l’importanza delle operazioni di stabilizzazione del salario accessorio, immaginate il livello dei nostri stipendi depurati della stabilizzazione avvenuta col CCNL del 2004 e con le progressioni economiche del 2005. Infine immaginate che quei soldi invece che nelle vostre buste paga siano stati distribuiti in produttività di uffici di cui non abbiamo certo noi la responsabilità e abbiano premiato i colleghi migliori secondo parametri che per oggettivi e trasparenti che siano non potranno non avere alla base la discrezionalità di una valutazione.

 

Poi non ci sarà bisogno di immaginare niente, perché il nuovo CCNI sarà in vigore.

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