Agenzia Territorio - Decentramento a Rimini, risposta alle dichiarazioni dell'assessore Beltrami

Rimini -

Mancano pochi giorni alla scadenza, prevista in prima istanza entro il 3 ottobre, quando i Comuni saranno chiamati a decidere se gestire in proprio le funzioni catastali in maniera parziale o completa, oppure servirsi gratuitamente dell’Agenzia del Territorio, come previsto dal DPCM del 14 giugno 2007.

 

È una dichiarazione, quella dell’assessore Beltrami, che elenca esclusivamente “le motivazioni politiche” di un’eventuale scelta a favore del decentramento del catasto ci sembra quantomeno riduttivo. E sono motivazioni all’insegna della demagogia perché si tratterebbe di riorganizzare un servizio perfettamente funzionante e dell’apertura di sportelli catastali in tutti i Comuni, ma già realizzabile da anni a costi irrisori da parte del Comune e mai messo in atto. E sostenere che la conoscenza del territorio, utile per una maggiore perequazione fiscale, comporti l’assunzione diretta della gestione catastale è falso perché occorre semplicemente utilizzare la banca dati catastale integrandola con quella comunale.

 

Il 1 novembre 2007 il Catasto passa ai Comuni che devono decidere se gestirlo autonomamente o servirsi, così come fanno per la riscossione dell’ICI o per il trasporto pubblico, di società professionalmente competenti così com’è oggi l’Agenzia del Territorio di Rimini. L’assurdo è che i Comuni della provincia di Rimini decidendo di formare un Polo catastale gestito dal Comune di Rimini non avranno comunque la gestione diretta e dovranno contribuire alle spese sostenute dal Comune di Rimini, mentre rimanendo convenzionati con l’Agenzia del Territorio avranno un servizio migliore e senza alcun costo aggiuntivo.

 

Cominciare un percorso di decentramento senza un preciso studio di fattibilità, senza un’accurata analisi dei costi, senza formazione del personale, senza avere preparato i locali per i dipendenti, il pubblico e gli archivi cartacei porterà ad un sicuro fallimento dell’operazione. Sarebbe auspicabile almeno un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, finalizzato a creare un processo condiviso e partecipato su un tema che avrà comunque ricadute sui cittadini e sui lavoratori, come è successo recentemente ad esempio a Bologna, dove è stata rinviata la delibera in consiglio comunale proprio per dare attuazione a quello che è il minimo confronto tra le parti sociali.

 

È necessario sottolineare come l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) abbia investito diverse migliaia di euro per strutturare un sito, aprire un numero verde, preparare decine di Convegni durante i quali vengono date  informazioni a senso unico, chiaramente orientate a spingere i Comuni verso l’assunzione completa delle funzioni catastali, che non consentono di effettuare scelte serie, consapevoli ed equilibrate che garantiscano la qualità del dato catastale, del servizio all’utenza ed il rispetto della professionalità e della dignità dei lavoratori sia dell’Agenzia del Territorio che dei Comuni stessi. Chiamare ed incitare i comuni a compiere delle scelte responsabili senza dare risposte ai loro molteplici dubbi causati dalla mancata pubblicazione di alcuni Decreti attuativi non può che portare ad uninnalzamento dei costi di gestione, in un periodo in cui si parla ripetutamente di riduzione, risparmi e tagli della spesa pubblica. I Comuni vengono pressati politicamente per effettuare subito una scelta al buio, spinti dal miraggio di mirabolanti entrate derivate dai tributi catastali o dai finanziamenti provenienti dal trasferimento del personale, senza capire ed analizzare se sono in grado di gestire in maniera adeguata questa funzione pubblica, togliendola, senza alcuna cognizione di causa a chi da anni l’amministra con ottimi risultati. E a livello locale si distingue l’Ufficio Provinciale dell’agenzia del Territorio di Rimini che è ad oggi il secondo ufficio a livello regionale per qualità e raggiungimento degli obiettivi e produttività.

 

Le risorse finanziarie fissate al 15% dei tributi catastali porterà nelle casse dei Comuni per ogni cittadino residente (vedi articolo pubblicato su ItaliaOggi del 11.07.2007) circa € 0,60  a fronte di una spesa di attivazione pari a € 2,50  e di gestione annua pari a € 1,50;

in tutto il territorio della comunità europea il Catasto Terreni, occupandosi di cartografia (mappe), è in capo a strutture centrali, giacché in tutta Europa il Catasto è uno degli organi ufficiali della Cartografia, fondamentale per le operazioni di realizzazione delle grandi infrastrutture;

con il decentramento avverrà anche il frazionamento degli archivi, con probabili conseguenti disagi per l’utenza.

 

Si evidenzia altresì che sotto il profilo dell’onere economico da sostenere la gestione diretta del Catasto da parte dei Comuni anche nell’opzione di un unico polo comporta costi aggiuntivi a carico dei cittadini, che come evidenziato da tutti gli studi di fattibilità eseguiti anche dagli stessi Enti Locali, l’unica opzione che non comporta oneri per gli Enti e la Cittadinanza è rappresentata dall’affidamento in convenzione gratuita all’Agenzia del Territorio di tutte le funzioni catastali così come previsto dal DPCM del 14 giugno 2007.

 

Questo i cittadini lo sanno? E i Sindaci? Oppure gli Amministratori Locali si apprestano a compiere delle scelte che vanno nella direzione opposta a quella che difende gli interessi della collettività?

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