Agenzie Fiscali - Senza Contratto, senza Governo, ma non senza quei pochi spiccioli.

Roma -

Dopo un'attesa durata venticinque mesi il rischio concreto è che il nostro Contratto Collettivo debba attendere ancora a lungo per essere finalmente varato. Ognuna delle due ipotesi attualmente al vaglio delle massime istituzioni (Governo a termine o elezioni anticipate) apre scenari in tutto sfavorevoli a una rapida conclusione della trattativa sul CCNL. Se la migliore ipotesi collocherebbe a giugno la normalizzazione della situazione politica, con un Governo forte nato da elezioni politiche in aprile, altre non meno accreditate collocano il rientro alla normalità non prima dell'autunno/inverno 2008.

 

Il nostro contratto, come già abbiamo scritto, contiene elementi fortemente innovativi e peggiorativi scaturiti direttamente dal memorandum sul Pubblico Impiego che il Governo Prodi sottoscrisse con i sindacati confederali. Solo un Governo forte e autorevole può avere la capacità di intervenire sui contenuti del Contratto Agenzie Fiscali, sia che intenda confermarli, sia che intenda rivederli. Non è pensabile che un Governo di transizione si metta a discutere di licenziamenti selvaggi, di taglio della tassa di malattia, di stabilizzazione del salario accessorio e di tutti quegli aspetti che sono rimasti insoluti.

 

Da queste premesse scaturiscono alcune considerazioni. La prima è che il nostro management e le stesse organizzazioni sindacali si sono confermati privi di lungimiranza e incapaci di analizzare la realtà. I sindacati confederali si sono avventurati in una strada che si è rivelata un vicolo cieco, hanno cercato di introdurre elementi peggiorativi in nome della necessità di riformare il Paese ma lo hanno fatto appoggiandosi e sostenendo un Governo politicamente debole e fragile. Il management delle Agenzie Fiscali si è rivelato inesorabilmente privo delle uniche doti per cui lo paghiamo profumatamente: lungimiranza e una buona visione della realtà. Chi ha chiesto di introdurre pesanti innovazioni giuridiche, come il licenziamento dopo il primo grado di giudizio, la rivisitazione in peggio (e non l'abolizione) della tassa sulla malattia, la ristrutturazione dell'ordinamento professionale con l'area degli Esperti, mal pensata e mal gestita, avrebbe dovuto sapere che una negoziazione su questi temi avrebbe chiesto tempi lunghi e Governi stabili.

 

Oggi siamo tutti rimasti "con il cerino in mano" e il rischio concreto è che per la fretta di chiudere la trattativa si smetta di discutere sui temi caldi. I Lavoratori si ritroverebbero non un Contratto ma un vero e proprio monstrum giuridico. Qualcuno dovrebbe trarre delle conclusioni da questa esperienza e chiedere scusa ai Lavoratori per averli messi nelle condizioni di non avere un contratto ancora chissà per quanto tempo. Qualcuno dovrebbe anche spiegare perché nel frattempo i carichi di lavoro per il 2008 sono stati ulteriormente inaspriti. C'è solo una via d'uscita che può portarci fuori dal tunnel: stralciare immediatamente la parte economica e andare a una firma contabile che consenta ai Lavoratori di incassare i pochi spiccioli già stanziati per il recupero dell'inflazione. Quelli servono per superare la drammatica carenza di liquidità che affligge sempre più famiglie italiane. La parte giuridica si sistemerà poi, quando al tavolo siederà un Governo capace di durare, un management capace di ragionare e un sindacato capace di riconoscere con umiltà gli errori compiuti.

 

La mobilitazione nei posti di lavoro deve continuare su nuovi, più urgenti contenuti:

1.      richiesta immediata dello stralcio della parte economica del CCNL;

2.      rilancio della vertenza sulla riforma del comma 165 (oggi, senza ministri, di nuovo il nostro salario accessorio è in balia dei predoni).

 

Se chi ha sbagliato non paga mai, che almeno vengano pagati i Lavoratori del Fisco.

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