Argomento:

C'è voglia di ripresa ma i conti non tornano

tratto da "Il sole 24 ore.com", a firma Nicoletta Cottone, questo articolo sul recente rapporto del Censis sullo stato dell'Italia (scaricabile a fine pagina).

Nazionale -

Gli italiani continuano a stringere la cinghia, mentre i nuovi ricchi seguitano a spendere arricchendo il parco macchine dei Paperoni d’Italia con 6mila nuove vetture dagli 80mila euro in su: il rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, giunto alla trentanovesima edizione, fra luci e ombre, evidenzia che in Italia affiorano schegge di vitalità economica.
“Il clima - sottolinea Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis - sembra cambiato quest’anno in Italia. C’è più tonicità in giro, forse solo perché siamo stanchi di un decennio intristito, passato a parlare di crisi e declino, ma si percepisce che nel sistema socio-economico circola una vibrazione reattiva”.
Se da una parte si registra una fase di riavvio dell’economia, dall’altra emerge che la capacità programmatoria individuale è minata dall’incertezza, che la maggioranza degli italiani (65%) valuta negativamente il sistema del welfare, che quasi 600mila famiglie a reddito medio e medio-alto hanno subito un ridimensionamento economico.
“Il problema secondo le nostre analisi - dice De Rita - è che nel Paese sono in crisi i due pilastri di fondo della coesione sociale e della soggettività individuale, una crisi che potrebbe compromettere la tenuta di futuri cicli economici. Sarà meglio, quindi, investire su una nuova vitale stagione di coesione sociale e positiva soggettività”.
Il 10% delle famiglie più ricche possiede ben il 45,1% dell’intera ricchezza netta. Dalle stime del World Wealth report emerge che gli italiani che hanno una ricchezza individuale al di sopra di un milione di dollari, abitazioni escluse, sarebbero aumentati del 3,7%, passando da 188mila a 195mila. In crescita dell’8% anche le famiglie titolari di patrimoni in gestione superiori ai 500mila euro, in salita del 10% anche il patrimonio in gestione che ha raggiunto un valore medio di 783 miliardi di euro.
I redditi di lavoro dipendente sono cresciuti dell’1,6%, mentre quelli da lavoro autonomo sono aumentati del 10,1 per cento.
L’82% delle famiglie italiane, comunque, possiede una casa di proprietà, il 13% anche una seconda abitazione e il 4,5% di altri tipi di fabbricati. Il 13,5% degli italiani, però, è rimasto fuori dal giro dei proprietari di case e vive in abitazioni in affitto. Poco meno della metà degli affittuari dichiara di avere redditi bassi o medio bassi. Considerando che è sostenibile un canone che si aggiri intorno al 20% delle entrate mensili, per molti la situazione è ben più difficile: per il 34% degli affittuari la pigione incide per il 30% sui redditi percepiti, per il 13,4% supera addirittura il 40 per cento.

La formazione
È necessario puntare sulla formazione per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Solo il 10% della popolazione possiede una laurea o un titolo accademico post laurea, il 61,5% non conosce una lingua straniera. Le donne studiano di più e risultati migliori rispetto ai coetanei, ma i destini occupazionali sono insoddisfacenti.
Ancora forti, a cinque anni dall’avvio della riforma, le criticità delle università, dove si riducono i docenti di ruolo e aumentano i contrattisti.
Dati positivi, emergono, sul fronte della formazione finanziata dal Fondo sociale europeo: il 68,5% di chi ha frequentato corsi nel Centro-Nord, a un anno dal termine delle lezioni, dichiara di aver trovato un’occupazione.
Ancora forte il divario con gli altri Paesi dell’Unione sul fronte dei finanziamenti all’istruzione: nel 2002 la quota di spesa pubblica è del 9,9%, con una crescita dello 0,8% rispetto al 1995.

Lavoro
Rallenta l’andamento del mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione è stata trainata esclusivamente dal lavoro dipendente che fra il 2004 e il 2005 ha registrato un incremento del 2,4%, mentre è in discesa il lavoro autonomo, che ha segnato un - 2,7% dal secondo trimestre 2004 allo stesso periodo del 2005.
Il 33,8% degli occupati alle dipendenze lavora con orari disagiati, di sera, di notte, nei week-end o a casa, oltre l’orario abituale. A un ulteriore 19,8% capita saltuariamente di lavorare in orari pesanti.
Guadagnano più i maschi, in particolare gli over 60 con studi di livello superiore, anni di esperienza e anzianità aziendale.
E nel posto di lavoro si consumano sempre più spesso una varietà di soprusi, basta pensare che oltre 2milioni e 700mila occupati, il 66,7% uomini, ritengono di aver subito un sopruso sul posto di lavoro (12,5% di chi lavora).

Il welfare
Nella sanità crescono le aspettative di nuove opportunità di cura, ma aumentano anche bisogni di informazione e dubbi etici. I medici si mostrano aperti nei confronti delle biotecnologie, mentre l’opinione pubblica è più cauta.
E’ forte, soprattutto nelle regioni del Sud la mobilità ospedaliera: ci si ricovera fuori dalla Regione di residenza soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia.
L’incertezza nell’accesso al mondo del lavoro crea una sorta di staticità nel ricambio generazionale con un esordio sempre più ritardato nella vita adulta da parte dei giovani (il 60,2% dei giovani fra i 18 e i 34 anni vive con i genitori), mentre per gli anziani si estende la vita adulta.
Ancora fragile la rete sociale di tutela pubblica: solo il 4,4% del totale delle famiglie che hanno ricevuto un aiuto si è rivolta al settore pubblico, a fronte del 16,8% che ha fatto ricorso alla rete informale.
Sul fronte della previdenza il 70% degli italiani si dichiara privo di fiducia sul futuro delle pensioni, un altro 32,5% ritiene necessario un intervento radicale sul sistema pensionistico.

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