Convenzioni, salario e lavoro invisibile: arrivano soldi ma solo per pochi
Con le Convenzioni 2026 le Agenzie fiscali si impegnano ad attuare interventi di telematizzazione, di riduzione dei tempi (e dei costi), a rafforzare la compliance, ad aumentare il numero e la qualità dei controlli, ottimizzando le proprie dotazioni organiche ed espletando rapidamente le procedure di reclutamento del nuovo personale.
Questa l'esposizione del vice Ministro e dei vertici delle Agenzie nella riunione che si è tenuta ieri, ma dietro i numeri e gli indicatori esiste una realtà che non può essere ignorata.
Gli organici effettivi continuano a rincorrere le uscite, in particolare all’ADM, a causa delle novecentesche procedure burocratiche della Funzione Pubblica che impediscono di coprire tempestivamente le cessazioni. Il risultato è noto a tutti: uffici costantemente sottodimensionati rispetto alle previsioni inserite nei documenti ufficiali.
Questi sono i veri meccanismi che frenano le PA e le inefficienze che il ministro Zangrillo dovrebbe eliminare: invece che evocare licenziamenti per i dipendenti pubblici dovrebbe pensare a come assumerli in tempi rapidi.
Così come dietro tante parole sul benessere organizzativo all'Agenzia delle Entrate si fa largo una gestione del personale totalmente unilaterale tra direttive calate dall'alto (apertura pomeridiana degli sportelli), ridimensionamento degli istituti conciliazione vita lavoro (smart working e banca ore) e interpretazioni restrittive in materia di 104.
Ma c'è soprattutto un dato che dovrebbe far riflettere tutti: nel 2025 all’Agenzia delle Entrate circa 253.000 ore di lavoro non sono state né retribuite, né trasformate in riposi compensativi o banca ore.
Questo significa che una parte degli obiettivi dell'Agenzia viene raggiunta grazie a un lavoro che rimane invisibile: rispetto alla gravità rappresentata da un ente pubblico che utilizza lavoro non retribuito abbiamo chiesto di sanare la situazione dei colleghi coinvolti e di assicurare che questa grave stortura non si riproduca più in futuro.
Ma non è l’unico lavoro che rischia di rimanere invisibile agli occhi delle Agenzie.
Le modifiche al D.lgs 157/2015 introdotte dalla Legge di bilancio 2026, che avrebbero dovuto rispondere all’esigenza di recuperare i decennali tagli al salario accessorio maturati in anni di spending review, rischiano di produrre l'effetto opposto per la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori delle Agenzie.
I vertici delle Agenzie che per anni sono state spettatrici passive di fronte al logorio del salario dei propri dipendenti, ora che vengono trovate delle risorse per compensare parte dei tagli, si risvegliano dal torpore e con malcelato spirito padronale intendono gestire la maggior parte dei soldi che arriveranno (il 75%) al di fuori della contrattazione integrativa (introducendo un pericoloso precedente per tutto il pubblico impiego), individuando loro “con apposito provvedimento… il personale destinatario che ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi connessi al miglioramento delle attività… le specifiche attività incentivabili e i criteri e la misura delle incentivazioni erogabili…tenendo conto degli esiti dei rispettivi sistemi di valutazione e dell'apporto assicurato dalle diverse strutture centrali e territoriali alla realizzazione degli obiettivi di produttività delle agenzie”
Il testo delle Convenzioni lascia intuire che poche saranno le attività incentivate e molte quelle escluse. E’ evidentemente indifferente agli occhi delle Agenzie che il nostro salario accessorio, per effetti dei tagli e dei tetti imposti negli anni, è fermo al livello di venti anni fa. Se poi non lo è il carrello della spesa, non lo è il costo dei carburanti come dei mezzi pubblici, degli affitti come delle spese mediche è chiaramente un dettaglio per l'autorità politica e i vertici delle nostre Agenzie.
Al viceMinistro Leo e ai vertici delle Agenzie presenti all’incontro di ieri, lo abbiamo detto chiaramente: USB sarà dalla parte degli invisibili per assicurare la tenuta delle retribuzioni di tutto il personale e non consentire che siano loro a disporre a piacimento dei nostri soldi e dividere il personale in figli e figliastri barricandosi dietro una falsa e paternalista meritocrazia.
Va da sé che se la norma non verrà cambiata, siamo pronti alla mobilitazione: l'intervento sul nostro salario accessorio rischia di essere il detonatore di una condizione già invivibile nei posti di lavoro.