Entrate, Congedi COVID 19: SOLUZIONE DI BUON SENSO O L’AMMINISTRAZIONE NE ESCE PULITA?

Roma -

Con la recente nota prot. n. 0172111 del 30 giugno 2021 l’Amministrazione ritiene di aver chiuso la “partita” sulla questione dei Congedi COVID fruiti e non spettanti (art. 23 del DL 18/2020) poiché riferiti al lavoro privato,  con una nota che viene presentata come  una soluzione di buon senso orientata alla massima flessibilità. Ma davvero non c’è altro da aggiungere?

Crediamo che valga la pena ripercorrere la vicenda in tutte le sue fasi.

Con la Circolare 105868 del 28 aprile 2021 la Direzione Centrale Risorse Umane e Organizzazione diede indicazioni  alle Direzioni Regionali di procedere alla commutazione delle giornate fruite e autorizzate come congedi COVID 19 a giugno, luglio e agosto 2020 facendo ricorso a ferie, permessi o altre tipologie di istituti  disponibili. Tra le ipotesi previste anche la decurtazione stipendiale. Un disconoscimento retroattivo dei congedi che originava da un parere della Funzione Pubblica del 06 luglio 2020, pubblicato il 14 dicembre 2021 ma recepito dall’Amministrazione con ampio e colpevole ritardo.

Il 30 aprile USB provvedeva ad inviare formale diffida all’Amministrazione, rendendosi al contempo disponibile per un incontro teso a trovare soluzioni ed evitare azioni penalizzanti e unilaterali dell’Agenzia. Nella diffida si sottolineava come i permessi Covid ritenuti illegittimi fossero stati fruiti con buona fede dai Lavoratori e autorizzati dall’Amministrazione, la stessa Agenzia che dal 14 dicembre 2020 al 28 aprile 2021 non interveniva sull’argomento, imponendo, al contempo, la fruizione obbligata delle ferie anno precedente al personale, nonostante le diverse note presentate dall'USB che ne chiedevano il differimento per ragioni che chiunque è in grado di intendere.

Con successivo comunicato del 03 maggio sottolineavamo come la situazione venuta a crearsi comportasse ripercussioni per l’ambito familiare del dipendente. I permessi potevano essere fruiti alternativamente solo da uno dei due genitori, e la circostanza che siano stati utilizzati da un Collega dell'Agenzia delle Entrate ha precluso la eventuale possibilità di fruizione da parte del coniuge che, lavorando nel privato, avrebbe potuto utilizzare l'articolo 23 del dl 18 del 2020.

A seguito dell’intervento sindacale l’Amministrazione procedeva, con altra nota del 6 maggio, a interrompere i provvedimenti di rientro e alla ricognizione del numero dei dipendenti interessati dal problema.  Di seguito una sintesi dei dati forniti al successivo Tavolo Tecnico presso la DC:

  • i Colleghi che hanno fruiti dei congedi COVID “art. 23” nei mesi di giugno, luglio, agosto 2020 ammontano a n. 936, per complessive 9.864 giornate;
  • i Colleghi che al 31 maggio 2021 avevano a disposizione propri istituti per compensare la fruizione dei congedi sono n. 823, pari all’88% del totale;
  • n. 62 Colleghi con giornate “scoperte” superiori a 5gg,  n. 51 con giornate “scoperte” inferiori a 5gg.
     
  • Durante l’incontro tecnico presso la DC abbiamo chiesto di dettagliare meglio i dati forniti, portando le nostre proposte e sottolineando (non soli) come la discussione non potesse essere meramente tecnica ma avrebbe dovuto concludersi con un incontro sindacale con i vertici dell’Agenzia (come d'altronde anticipato dalla stessa Agenzia in precedenza). La funzione di ogni Tavolo Tecnico è difatti quella di integrare la discussione “politica” vera e propria e, in questa vicenda, le responsabilità dell’Agenzia sono state tali da non poter prescindere da una discussione piena con le OO.SS.

D'altronde ci risulta che quando siano i lavoratori ad incorrere in errori (spesso e volentieri minimi), nessuno sconto viene fatto nei loro confronti: qui non si tratta di dare la “caccia al responsabile” ma di scongiurare un danno al personale coinvolto. 

L’Amministrazione ha invece scelto di procedere con la pubblicazione della nota del 30 giugno 2021, eludendo il confronto vero e proprio con la parte sindacale, appoggiata sindacalmente da chi sin dall'inizio è intervenuto per fare scudo a protezione dell'Amministrazione.
L’aver “sanato” la fruizione dei congedi per le posizioni antecedenti al 01 luglio 2020 (2300 giornate complessive riferite a n. 290 dipendenti) e la “flessibilità” nell'accoglimento delle istanze del personale coinvolto non risolvono il problema e cioè che i lavoratori si stanno privando di istituti previsti per il recupero psico fisico per effetto di un errore a loro non ascrivibile.

La nota dell’Amministrazione non aggiunge altro alla situazione, non chiarisce tante questioni rimaste sul campo. Sarebbe necessario comprendere meglio i dati forniti, ad es. conoscere la capienza degli istituti con cui gli 823 Colleghi copriranno la fruizione dei congedi. Potrebbe difatti verificarsi il caso di chi, avendo usufruito di molti giorni di permesso nel 2020, potrebbe trovarsi in difficoltà e sacrificare molti giorni di ferie anno in corso. Non conosciamo nel dettaglio, inoltre, quanti Colleghi dovranno fronteggiare situazioni “critiche”, con riferimento agli inevitabili piani di rientro per  coloro che hanno usufruito di numerosi giorni di permesso, ecc.

Ma l’Amministrazione invece di rispondere a questi interrogativi e affrontare le proprie responsabilità in una discussione con le OO.SS., chiude la vicenda facendo richiamo a un’incolpevole “incertezza interpretativa protratta per un periodo significativo”. Un’interpretazione pilatesca che, unita al generoso richiamo al buon senso professato dal solito sindacato (flp) capace persino di esultare per l'epilogo di questa vicenda, fa sì che un Datore di Lavoro (l’Agenzia) in evidente difficoltà si defili dal problema, abbandonando parte del personale a situazioni critiche e aprendo la strada a possibile vertenzialità.

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