Entrate - Il TAR del Lazio condanna l'anomalia degli incarichi dirigenziali

Stop agli abusi: gli incaricati alle Entrate sono il doppio dei dirigenti e il TAR dice basta

Roma -

Non siamo i soli a pensare che la gestione degli incarichi dirigenziali all'Agenzia delle Entrate sia una scandalosa anomalia da rimuovere: una sentenza del TAR del Lazio dichiara nulli gli atti di conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari di III area. Questa sentenza conferma ciò che diciamo da tempo - l'ultima volta al tavolo delle Convenzioni del 2 agosto scorso - e cioè che non si può giustificare in alcun modo il sistematico ricorso alle procedure d'urgenza per il conferimento di incarichi così delicati. Non era normale prima ed è ancora meno normale adesso che ai dirigenti la Legge riconosce poteri enormi che possono essere esercitati solo in una condizione di piena e totale autonomia. Gli incarichi a orologeria sono quanto di meno autonomo ci possa essere. Il terrore di perdere retribuzioni da 140.000 euro e premi e indennità di decine di migliaia di euro, pongono i titolari di incarichi in uno stato di totale subordinazione, che fa venir meno quella libertà d'azione e di giudizio che è alla base delle scelte manageriali di un'amministrazione moderna. Troppi signorsì in giro, si traducono in troppi guai per i lavoratori come da ultimo ha dimostrato la vicenda delle revoche dei part-time (è solo un esempio, ne potremmo fare a centinaia) gestita a colpi di una sola direttiva impartita dal centro che non ha trovato nessuna resistenza in periferia.

L'abuso degli incarichi offende anche le aspettative di crescita professionale di tutti i lavoratori e non solo di quelli inquadrati nella terza area funzionale: tali aspettative non possono essere affidate a questi meccanismi a orologeria. Servono concorsi pubblici, possibilmente strutturati diversamente dall'ultimo bandito per "selezionare" 175 dirigenti. Quella procedura è sembrata a tutti la continuazione dello stesso malcostume che ispira la politica degli incarichi, dato che quella procedura concorsuale fa ridere i polli se messa a confronto con la severità con cui vengono reclutati i nuovi funzionari o assegnate le progressioni economiche e quelle verticali (quando accadrà). Tardivo e inutile appare oggi il tentativo fatto dal direttore dell'Agenzia che raccomanda di assegnare i futuri incarichi con la procedura di interpello: l'interpello non è garanzia di trasparenza e comunque un'amministrazione seria che dice di avere bisogno di 1100 dirigenti non può assegnare con urgenza 700 incarichi, e mandare nel frattempo a casa (con due anni di retribuzione a titolo di incentivo) decine e decine di dirigenti veri. Sono operazioni che dovrebbero fare inorridire la Corte dei Conti e che chiederemo di approfondire dato che la prospettiva di crescita delle retribuzioni dei Lavoratori, in assenza di risorse contrattuali e salariali è affidata al famoso dividendo dell'efficienza che vuol dire risparmio di spesa. Restando in tema di aspettative professionali, ci fanno sorridere gli attestati di solidarietà espressi da qualche sindacato ai colleghi colpiti da questa sentenza. Sono lacrime di coccodrillo e sono dichiarazioni ipocrite perché casomai ci si doveva preoccupare prima di dare a questi colleghi prospettive stabili e durature anziché lasciarli in balia degli incarichi a orologeria, in una condizione di estrema debolezza e vulnerabilità. A meno che… questa condizione non fosse scientificamente voluta. Dobbiamo anche dire che l'anomalia degli incarichi dirigenziali viene replicata su scala più piccola grazie alla abnorme proliferazione di incarichi di responsabilità, posizioni organizzative ed esperti. Questi istituti contrattuali dovevano essere rigorosamente contenuti numericamente, anche perché una parte degli oneri di finanziamento è a carico del Fondo dei Lavoratori; e invece si è arrivati a oltre 4000 posizioni che gravano sul fondo per oltre 15 milioni di euro.

Anche alla luce della riduzione drastica di risorse, confermata da ultimo al tavolo delle Convenzioni, tali oneri a carico del fondo sono ormai insopportabili. Con quelle risorse, che sono stabili per contratto, si potrebbero finanziare migliaia di altre progressioni economiche. Basterebbe riportare il numero di posizioni e incarichi alla percentuale prevista dal contratto: il 2% della terza area, vale a dire meno di 400 posizioni, per convogliare risorse stabili su ulteriori passaggi. La sentenza lascia irrisolta la questione di quale prospettive professionali dare ai funzionari di III area. Una di queste prospettive è il concorso (un vero concorso) per accedere stabilmente alla dirigenza; un'altra prospettiva avrebbe potuto essere la vicedirigenza anche se le poche risorse mai stanziate sono finite in gettoni di presenza per gli organismi di valutazione sul merito e sulla performance; un'altra prospettiva sarebbe quella contrattuale, ma i contratti sono bloccati almeno fino al 2014 e quindi ci vorrebbe una compatta ed energica vertenza di massa per chiederne lo sblocco, al fine di risolvere le questioni legate allo sviluppo professionale attraverso una piattaforma contrattuale che affronti anche la questione dell'ordinamento professionale. Questa è la strada suggerita da USB: l’alternativa è il vicolo cieco degli incarichi a orologeria che non si fa a tempo ad averli e si è subito preda del terrore di perderli...

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