Entrate - Mobilità 104/92: primo segnale verso la trasparenza, ma serve soddisfare un numero crescente di richieste

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Il 23 giugno, il confronto che USB ha avuto con i vertici dell’Agenzia, ha affrontato anche il tema della mobilità legata alla L. 104/92 per l'assistenza di familiari. La posizione di Agenzia è stata inizialmente rigida, sostenuta da resistenze ad ampliare le possibilità di accesso, paventando criticità organizzative nel caso di maggiori aperture.

Nel corso della discussione abbiamo però riportato al centro dell'attenzione il tema reale: chi chiede di spostarsi lo fa per assistere familiari gravemente ammalati. Abbiamo evidenziato il numero molto contenuto di domande il cui rifiuto non trova giustificazione alcuna, né organizzativa né, soprattutto, umana.

Abbiamo ribadito che il mancato accesso alla mobilità per la L.104/92 non solo comprime un diritto chiaramente previsto dalla legge, ma produce anche effetti distorsivi sugli altri istituti  - mobilità, coworking (vedi precedente comunicato in merito).

L'Agenzia ha evidenziato il timore che una maggiore apertura sulle istanze per L. 104/92 potrebbe creare in futuro grandi criticità su un potenziale aumento di domande.

Abbiamo evidenziato che chi presenta un'istanza per assistenza ad un familiare non può non ricevere una risposta dall'amministrazione che la procedura deve tradursi in una gestione trasparente delle domande pervenute. Abbiamo proposto di stabilire dei parametri che stabiliscano delle priorità sulla base del grado di parentela, parametri che gestiscano la cronologia delle domande, un numero di istanze a cui poter dare risposta su cadenza trimestrale, con la pubblicazione di una graduatoria che renda verificabili i punteggi attribuiti per ciascuna domanda, come avviene per la mobilità nazionale. 

L’Agenzia ci ha comunicato l'impegno a rendere pubblici i punteggi e le graduatorie con cadenza trimestrale. Un’apertura che va nella direzione della trasparenza che condividiamo e apprezziamo.

Tuttavia, la trasparenza da sola non basta. Non possono continuare a restare senza risposta centinaia di richieste che riguardano situazioni di reale difficoltà e bisogno.

Per questo continueremo a incalzare l’Amministrazione affinché a questo primo passo seguano decisioni concrete e risolutive.

È evidente che sarà necessario aprire una fase di mobilitazione anche su questo tema, per affermare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a conciliare lavoro e cura familiare.

Un primo segnale c’è stato. Ora è il momento di risposte concrete,  perché dietro ogni domanda c’è una persona, e quei diritti non possono restare sulla carta.