Entrate - ora BASTA! Progressioni per TUTTI e basta!!!

Roma -

Nella II area funzionale, fra i circa dodicimila lavoratori c'è una grande maggioranza che sta perdendo o ha perso ogni stimolo e motivazione a lavorare bene. Circa settemila persone, per vari “motivi”, non hanno avuto alcun riconoscimento professionale ed economico e sono state tagliate fuori dalle progressioni economiche, dalla procedura per il passaggio alla III area oppure si ritrovano bollate a fuoco da un giudizio di inidoneità frutto di una cinica scelta dell’Agenzia. Questa maggioranza sa che in futuro sarà quasi impossibile avere un’altra occasione anche perché dal 2008 una legge impone la laurea per l'accesso alla III area.

Oggi più che mai le progressioni economiche ci sembrano l’unica risposta, per quanto parziale alle aspettative di migliaia di persone. Nel 2010 lanciammo la proposta di una progressione per tutti e in altre amministrazioni (Dogane e Territorio) l’obiettivo è stato quasi raggiunto, grazie allo sforzo congiunto di sindacati e amministrazioni.

L'Agenzia delle Entrate invece,dura e pura, ha ottenuto un accordo che prevedeva il 36 per cento dei passaggi con un 10 per cento attribuito con criteri “meritocratici” assai discutibili che l’Agenzia ha secretato, venendo meno fin qui a un preciso impegno. Questo cinismo ha danneggiato tutti i lavoratori, ma è indubbio che questa situazione è tanto più pesante quanto più sono basse le retribuzioni e alte le responsabilità connesse allo svolgimento di compiti e funzioni non sempre in linea con le previsioni contrattuali e di sempre più elevata responsabilità.

Solo 36 su 100 meritevoli di passaggio economico. Su 36, il 10 % con nomina cavalleresca.

Un concorso che gli incaricati se lo scordano, perchè non ne fanno. Ma che cosa vuole l'Agenzia dai suoi Lavoratori, che dall'analisi del sangue esca sangue blu?

Come tutti sanno, i passaggi d'area si sono quasi conclusi con un epilogo vergognoso. Partiti nel 2007 con un accordo che doveva portare ad almeno 4000 mila passaggi, siamo arrivati a fine 2012 senza nemmeno aver assegnato i duemila posti messi a concorso. Ciò è dovuto a una chiara volontà dell'Agenzia che invece sostiene che la causa è da ricercare nella scarsa preparazione di chi lavora in II area. Tant’è vero che ritiene urgente un intervento formativo per colmare le evidenti lacune culturali e professionali emerse con lo svolgimento della prova scritta.

Insomma, una procedura che avrebbe dovuto riconoscere a migliaia di lavoratori della II area una professionalità di fatto già acquisita sul campo in anni di svolgimento di mansioni superiori, è stato trasformato dall'amministrazione in uno strumento selvaggio di selezione e valutazione.

Noi riteniamo che, a questo punto, l’unica risposta all’amministrazione la possano e la debbano dare le dirette e i diretti interessati. Il sindacato non può che mettere a loro disposizione le analisi e gli strumenti per inquadrare, affrontare e condurre una vertenza che secondo USB deve partire dalla

PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE DEL PERSONALE DELLA II AREA!

Questa però non deve essere vissuta come una vertenza “corporativa”, di nicchia o di sola protesta. La rabbia e la delusione di chi è rimasto senza una progressione, senza un passaggio e senza una prospettiva devono trasformarsi in un’occasione per rilanciare con forza la richiesta di una progressione economica per tutti. L’obiettivo è quanto mai possibile perché l’inquadramento in III area dei 1983 vincitori (non uno di meno!) aprirà spazi concreti per riconoscere almeno una progressione economica a chi non ha avuto niente.

 

Ma l’obiettivo ultimo resta quello di una progressione economica per tutti e in questo senso la protesta di chi oggi è più arrabbiato perché si ritiene più penalizzato, deve coordinarsi con la legittima rivendicazione di uno sviluppo economico per tutto il personale. Lo stato di agitazione avrà un senso se diventerà un’occasione comune per riflettere sul nostro futuro professionale, su quanto si siano ampliati a dismisura in questi anni le responsabilità e i carichi di lavoro, mentre al tempo stesso spariva ogni margine per minimi riconoscimenti professionali stabili. Le posizioni organizzative, gli incarichi di responsabilità, lo stesso salario di produttività non possono bastare e spesso (in alcuni casi) sono le risposte sbagliate. Alcune battaglie andranno fatte per cambiare le leggi ingiuste e saranno battaglie lunghe e difficili, alle quali comunque non rinunciamo. Altre risposte, come la nostra “vecchia” proposta dell’area professionale unica, dipendono dalla riapertura della stagione contrattuale, ancora molto lontana.

L’obiettivo che ci siamo dati nel 2010 è invece assai meno distante, quasi alla nostra portata, ma dipende veramente da noi. Dipende da quanto le lavoratrici e i lavoratori vorranno e sapranno interpretare il loro “stato di agitazione”, facendolo diventare occasione di forza e di riscatto, riempiendolo di contenuti concreti e dandogli quella dignità di vertenza che può riparare quella dignità personale e professionale che in molti sentono giustamente offesa. Dipende da quanto sapremo agire in sintonia, senza tentazioni corporative o egoistiche e senza cedere a proposte ingannevoli che l’Agenzia avanza senza dare nulla in cambio, con la sola prospettiva di dividere ciò che se resta unito può cominciare a fare davvero paura.

No alle posizioni organizzative in seconda area sì al passaggio per tutti.

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