FISCO: LAVORATORI DELLE AGENZIE FIRMANO IN MASSA CONTRO SANATORIA PER DIRIGENTI SINE TITULO

Necessari investimenti e riconoscimenti professionali e salariali

Roma -

Dopo che la Corte Costituzionale ha giustamente dichiarato l'illegittimità delle norme che hanno consentito di somministrare incarichi su base fiduciaria e fuori da ogni procedura concorsuale a circa 1.000 dirigenti del Fisco, in questi giorni si sta profilando un emendamento che potrebbe rappresentare una sanatoria di fatto per gli incarichi dirigenziali sine titulo.

 

Questa ipotesi sta provocando la giusta reazione dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, che proprio in queste ore stanno sottoscrivendo in massa una petizione online lanciata dall’USB, nella quale si respinge ogni soluzione volta ad aggirare la sentenza della Corte Costituzionale e si ribadisce la necessità di rilanciare il settore fiscale attraverso un massiccio piano di investimenti e di valorizzazione del personale.

 

In questi anni la macchina fiscale è stata infatti portata avanti da quelle decine di migliaia di lavoratori “comuni mortali”, i cui contratti sono bloccati dal 2009 e ai quali è stata preclusa ogni possibilità di sviluppo professionale. Intanto la politica fiscale del Governo è tutta protesa a smantellare l'attività di contrasto all'evasione con norme costruite su misura per favorire i grandi evasori, le banche e la grande impresa.

 

Non servono le boutade in perfetto stile berlusconiano del premier Renzi, che per fronteggiare la perdita di consenso annuncia un taglio generalizzato delle tasse. I dati dicono chiaramente che nel nostro Paese vi è una mostruosa pressione fiscale verso alcune categorie e impunità fiscale per altri: una società di capitali su due dichiara zero euro al fisco, mentre oltre l'80% dell'Irpef ricade su lavoratori dipendenti e pensionati.

 

La credibilità del nostro sistema fiscale, minata dalle scellerate scelte gestionali in materia di nomine dirigenziali, non si ristabilisce con soluzioni pasticciate e finalizzate a mantenere lo status quo, ma attraverso il giusto riconoscimento a quelle migliaia di lavoratori che quotidianamente, e tra mille difficoltà, prestano servizio presso le Agenzie.

 

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