Lombardia - Entrate, basta con la cultura del sospetto e la proliferazione degli adempimenti

Milano -

Gli atti dispositivi piovuti dal cielo alla Dp I di Milano hanno intasato, a raffica e nell’arco delle due settimane coincidenti con la riorganizzazione, le caselle di posta delle lavoratrici e dei lavoratori intenti nel loro lavoro con ritmi incessanti e già alle prese con un considerevole numero di adempimenti, spesso svolti in via emergenziale, legati allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Nessuno di essi è intervenuto a colmare vuoti normativi o di prassi, vista la presenza di diverse disposizioni che, a partire dalla costituzione della DP, hanno garantito il contemperamento tra il regolare funzionamento degli Uffici e la fruizione dei permessi nonchè   dell’espletamento dei servizi esterni né tantomeno gli stessi possono definirsi mera ricognizione dell’esistente, visto che sono previsti aggravi documentali prima non contemplati.  

Ma come è pensabile, poi, affrontare tematiche importanti e delicate sui permessi orari, straordinario, servizi esterni e più in generale di assenze,  a colpi di atti dispositivi e senza alcun confronto con i rappresentanti dei lavoratori? 
Senza scordare che poi eventuali inadempienze saranno, magari,  anche frutto di procedimenti  disciplinari come previsto ai sensi dell’art. 62, comma 3, lettera A CCNL Funzioni Centrali 

Tali provvedimenti, connotati da aggravi e duplicati documentali con buona pace dei principi di semplificazione ed economicità dell’azione amministrativa, appaiono sbilanciati verso doveri del personale, non prevedono, ad esempio, termini per i responsabili delle strutture da cui si fa dipendere l’autorizzazione, creano un imbuto autorizzatorio a fine mese e contribuiscono alla creazione di demotivazione diffusa, per di più in un momento in cui il personale sta dando ampia dimostrazione di senso di responsabilità affrontando tutte le ben note criticità legate alla riorganizzazione che ha generato  ex se una forte componente stressogena e un vero caos organizzativo.

Quello che non abbiamo mai accettato e non accetteremo mai è la rappresentazione plastica di una profonda asimmetria tra diritti e doveri, terreno in cui proliferano la cultura del controllo e del sospetto in cui si allarga la forbice tra la base e i suoi vertici, quello che non accettiamo sono i pretesti per cui per arrivare a colpire pochi si crea controllo diffuso su tutti. Se ci sono abusi degli istituti, essi vanno verificati analizzati in maniera individuale e non indiscriminata. 


Le lavoratrici e i lavoratori non sono furbacchioni a prescindere a cui mettere la palla al piede o il contapassi  ma donne e uomini che meritano rispetto e considerazione e soprattutto quell’applicazione del principio di buona fede che l’Amministrazione riserva con tanta solerzia ai contribuenti. 

Alleghiamo la nota ad hoc sugli atti dispositivi  che USB ha discusso all’ultimo tavolo di convocazione del 3 luglio 

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