Lombardia - Entrate, speculazioni e smantellamento della PA le ottuse ragioni della chiusura di Voghera

Pavia -

L'Ufficio di Voghera rischia la chiusura a causa di una gestione finanziaria spregiudicata che ha svenduto il patrimonio pubblico favorendo le lobby delle banche e dei palazzinari!

 

Questo è quanto si evince dalla nota del 17 febbraio 2017 della Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate della Lombardia che, con una lucidità disarmante e in poche righe, mette nero su bianco le ragioni di un intervento di chiusura che taglia servizi ai cittadini e ritira dal territorio un importante presidio di legalità statale.

 

Non ci venissero a parlare di risparmi perché quando si chiude un ufficio si tratta di una sconfitta per lo Stato che scarica sui lavoratori, che dovrebbero sobbarcarsi i costi dello spostamento, e sulla cittadinanza, che non potrà più fruire in loco dei servizi finanziari, gli effetti di politiche volte a tagliare i servizi pubblici.

 

Ma non possiamo non denunciare anche il comportamento dell'Amministrazione che non ci sembra stia facendo ciò che dovrebbe fare per scongiurare la chiusura. E sorge il sospetto che l'inerzia dell'Amministrazione nasconda, in realtà, la mancanza di volontà politica di intervenire per preservare la presenza dell'ufficio sul territorio.

 

I FATTI

 

Nel 2004 l'immobile dove ha sede l'ufficio di Voghera, insieme ad altri 395 immobili in tutti Italia, pari al 15% dell'intero patrimonio pubblico, sono stati oggetto della più importante svendita di immobili pubblici mai realizzata dallo Stato.

 

L'allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti ha creato il fondo FIP (Fondo Immobiliare Pubblico) che ha permesso di mettere subito nelle tasche dello Stato una somma di circa 3 miliardi a fronte però di un impegno economico disastroso, così come denunciato subito dal nostro sindacato USB e nel 2006 anche dalla Corte dei Conti.

 

Mentre da una parte si svendeva il patrimonio pubblico, dall'altra si garantiva a chi acquistava un lauto affitto per i successivi 18 anni con l'impegno di mantenere, a spese delle casse dello stato, gli immobili in ordine e a riconsegnarli con impianti a norma. In più lo Stato si è impegnato a pagare forti penali nei casi in cui non si rispettassero i tempi di riconsegna o di sistemazione degli stabili.

 

Ad oggi lo Stato italiano, al ritmo di poco meno 300 milioni all'anno di solo affitto ha già pagato più di quello che aveva incassato facendo la gioia delle banche, degli azionisti e dei gestori del fondo.

 

L'unica cosa giusta che l'Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto fare era, quindi, quella di partire con largo anticipo al fine di garantire lo spostamento del personale prima della scadenza del contratto prevista a luglio 2016. I bandi per una ricerca così particolare e per un trasloco complesso, se si considera anche tutta la necessità dell'infrastruttura informatizzata da realizzare, sono partiti nel 2015 a meno di un anno dalla scadenza del contratto d'affitto.

 

Nonostante il Comune e la Curia abbiano messo a disposizione due immobili adatti al trasloco, l"atteggiamento dell'Agenzia non ha permesso, in tempi brevi, di realizzare il necessario trasloco.

 

Qualche giorno fa tutti i lavoratori hanno sottoscritto una lettera invitando tutte le parti in causa ad intervenire per evitare la chiusura.

 

L'USB raccoglie le indicazioni provenienti da quell'assemblea ed è in prima linea per evitare che, ancora una volta, gli effetti delle speculazioni a favore di banche e di grandi imprese si riversino sui lavoratori e sulla cittadinanza.

 

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