Argomento:

Progressioni economiche. Sono per tutti? Dov'è la fregatura?

Roma -

Nelle tre Agenzie, recentemente, sono stati firmati accordi che prevedono, con modalità e tempi differenti, una progressione economica per tutto il personale… che non avesse già beneficiato delle progressioni derivanti dagli accordi del 2001 (o comunque negli ultimi due anni). Questo sta suscitando la veemente reazione di questi ultimi. Ne approfittiamo per chiarire alcuni punti.

Le RdB hanno sottoscritto gli accordi di Dogane e Territorio, e avremmo sottoscritto anche quello alle Entrate, se non fosse stato così poco lineare (chi legge i bandi usciti in questi giorni, comprenderà esattamente di cosa parliamo), e soprattutto perché lì la progressione è stata inserita in un contesto generale che abbiamo ritenuto inaccettabile… riteniamo questi accordi, anche quello delle Entrate, che non abbiamo firmato, frutto delle nostra coerenza, delle nostre proposte ed iniziative (abbiamo raccolto migliaia di firme sull’argomento ed imposto il dibattito alle nostre controparti)… questi accordi sono i “nostri” accordi!

Se c’è una fregatura (e c’è), non è in questi accordi, che potranno garantire a migliaia di lavoratori, molti dei quali bloccati da anni, una progressione economica. La vera fregatura erano le procedure 2001, che, infatti, noi non avevamo sottoscritto…

1)      gli accordi 2001 varavano procedure fortemente selettive, anche nell’entità dei posti a concorso, e ribaltavano l’accordo di giugno 2000, da noi firmato, che salvaguardava la prima riqualificazione fissando alcuni principi. Il più importante era che le progressioni del personale non dovevano essere considerate alla stregua di un concorso, erano il riconoscimento di un diritto collettivo, atto dovuto per la maggiore professionalità espressa da tutto il personale;

2)      le procedure varate con gli accordi del 2001, avevamo affermato allora (e ci avevamo visto lungo), seguendo lo stesso metodo della prima riqualificazione, avrebbero portato con se altrettanti ricorsi, e sarebbero durate per anni;

3)      questo rendeva ancora più assurdo lanciare nel 2001, anno di scadenza del contratto ministeri, procedure sulla base degli inquadramenti di tale contratto, quando tutti sapevano che in discussione nel nuovo contratto ci sarebbe stata la revisione dell’ordinamento;

4)      i soldi usati i per le procedure erano presi dal Fondo di Previdenza (in un certo senso, di tutti). Inoltre, fino alla scorsa primavera sembrava che i successivi inquadramenti, almeno quelli interni alle aree, avrebbero pesato sul Fondo Politiche Sviluppo… di tutti. Solo una forte iniziativa sindacale, di cui anche noi siamo stati protagonisti, ha ottenuto che così non fosse (verbale Convenzioni 2006, da noi firmato).

Dopo il passo avanti dell’accordo del giugno 2000, gli accordi 2001 avevano riportato la situazione indietro di cinque anni, obbligando di nuovo il personale a concorrere per ciò cui aveva diritto. Rimettendo in discussione il diritto collettivo a favore dell’interesse personale. La presenza delle procedure 2001 è stato un elemento determinante nel ritardo dei contratti integrativi. Senza quelle procedure, probabilmente, già da tempo, tutti, veramente tutti, avrebbero goduto della progressione economica col nuovo contratto, senza esamini…

 

Gli accordi 2001, insomma, erano un enorme passo indietro… ma, di questo, allora, anche se avvisati, coloro che oggi si ritengono esclusi non si erano preoccupati…

I recenti accordi sulla progressione economica rimettono le cose a posto, anche per il futuro, speriamo, reindirizzando la questione “progressione” sul giusto binario, quello del diritto collettivo … quindi, proprio escludendone i vincitori, mette una toppa sulle procedure 2001 salvaguardandole anche rispetto alle ripetute sentenze in materia della Corte Costituzionale…

I sindacati sono diversi tra loro. Noi, in tutti questi anni, abbiamo tenuto la barra fissa per ribadire il concetto del diritto collettivo, perché riteniamo che, su questioni come il diritto alla riconoscimento della professionalità, e non solo, il perseguimento dell’interesse personale sia non solo ingiusto ma soprattutto dannoso… per tutti!


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