Sicilia – Entrate, assemblea USB stato di agitazione a Catania: SENZA BASE SCORDATEVI LE ALTEZZE

Catania -

Un’assemblea partecipata nei numeri e vivacissima nel dibattito, che si proponeva di ragionare su un doppio livello, quello generale dello Stato di agitazione proclamato da USB e quello specifico della DP di Catania, cogliendone analogie e specificità.

Iniziata mettendo in chiaro le cause che hanno portato alla situazione di emergenza sistemica in cui ci troviamo: anni e anni di asimmetrie in cui Agenzia e parti sindacali hanno sistematicamente normalizzato un contesto di priorità volto unicamente a mettere in sicurezza e risolvere tutti i problemi che riguardavano la parte “alta” del personale, mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori è stata semplicemente ignorata e sfruttata.

Sono lettera scritta a conferma di tale normalizzazione gli accordi di confronto stipulati nell'Estate del 2018, attraverso i quali è passata senza resistenze da un lato l’ennesima riorganizzazione dall’alto ogni dieci anni e dall’altro l’istituzione delle 1473 POER, che oltre alla paga base percepiscono una retribuzione di risultato dai 16000 ai 32000 Euro, con tanto di indennità di mobilita di euro 900 chiesta dai sindacati presenti al confronto (vedi punto 8 del Verbale di Confronto del 1 agosto 2018 - allegato).

Anni in cui è stato normalizzato un contesto di erosione progressiva del fondo delle lavoratrici e dei lavoratori , l’ei fu FUA, diventato una specie di pozzo di San Patrizio a cui attingere a destra e manca, vedasi da ultimo, la proposta di modifica degli art. 17 e 18 CCNI voluta anche da parte sindacale che avrebbe per sempre, se non ci fosse stato l’alt della ragioneria dello Stato dello scorso 30 dicembre, contrattualizzato la dazione di altri milioni di Euro dal fondo per consentire la sesta proroga delle posizioni organizzative.

Anni in cui è stata normalizzata una vera e propria inversione delle priorità, lasciando appese tutte le questioni che oggi magicamente vengono tirate fuori nella mobilitazione dei sindacati firmatari del contratto: la rimodulazione del budget sulla base del personale effettivamente in servizio e non l’algoritmo della produzione del come se nulla fosse a cui ci hanno abituato, la sicurezza, la dignità del lavoro, lo stato di emergenza sistemica, la governance ballerina etc etc.

C’è un vecchio detto catanese che dice a S. Agata “prima sa puttano e poi ci misiru i potti”.

Ecco, questo è quella a cui stiamo assistendo. Si puttanu i potti.

Quello che oggi è oggetto della vertenza fisco non sono temi comparsi all’improvvisamente. Sono temi che avrebbero dovuto e potuto trovare ben altra opposizione nei palazzi romani e non solo.

Sono, guarda caso, temi che erano già oggetto dello sciopero proclamato da USB lo scorso 12 aprile e impunemente bruciato nei tempi dai big sindacali firmatari del CCNL che spesso e volentieri si sono sostituiti a parte pubblica per silenziarci, eccepire il nostro diritto di stare ai tavoli e consentire la democratica dialettica sindacale.

Sono temi oggetto di richieste formali che USB ha fatto ben prima che scoppiasse il bubbone decembrino sui capi team. In assemblea sono stati elencati con tanto di date alla mano: i presidi e le pressioni per lo sblocco della Commissione sugli inquadramenti professionali, la sicurezza, la regolamentazione delle attività esterne, la richiesta di rimodulazione dei budget e dunque dei carichi di lavoro, la tutela assicurativa, l’utilizzo delle auto aziendali, la tutela legale, il rispetto degli istituti sui permessi, lo stress lavoro correlato e infine la madre di tutte le battaglie per respingere al mittente i ricatti e i balletti sulle firme, i commi, i Decreti e le onde o forse sarebbe meglio dire baraonde governative: la stabilizzazione del salario accessorio.

Un assemblea, dunque, che ha fatto un operazione di ricostruzione dei fatti e dell’ insieme dei fattori e delle premesse e che ha votato all’unanimità la mozione di USB, dove non solo si ribadiscono quelli che sono i temi che USB ha a cuore e non da Capodanno, ma anche che “nemmeno un euro deve essere utilizzato per pagare le posizioni organizzative e gli incarichi di responsabilità che devono essere finanziate con i fondi dell’Ente, utilizzando, invece, le risorse per tutte e tutti per avviare nuove progressioni economiche”. Come abbiamo scritto in tutte le salse lo stato di agitazione del personale indetto da USB mira a dare risposte a tutto il personale e non solo a una parte di esso.

La discussione si è poi spostata da un piano generale a un piano territoriale. Oltre alla drammatica e cronica carenza di organico, all’aumento dei carichi di lavoro a fronte di un salario accessorio sempre più povero, a un allargamento spaventoso della forbice retributiva tra posizioni dirigenziali e platea di funzionari, Catania è una delle città in Italia dove le lavoratrici e lavoratori delle Agenzie Fiscali vengono coinvolti dalla delega di firma, attribuita dai dirigenti delle DP per tamponare una nuova situazione di emergenza sistemica.

Lavoratrici e lavoratori pubblici che dovrebbero essere riequilibratori delle diseguaglianze sono essi stessi soggetti a diseguaglianze sia in termini economici che in termini di scelte organizzative.

In questi giorni si assiste al paradosso per cui la mancata proroga degli incarichi ha comportato per le colleghe e i colleghi della DP Catania l’essersi trovati dall’oggi al domani a sostituire una funzione che prima era assolta dal capo team e la creazione di fatto di una delega spalmata sui funzionari che fa saltare de plano una fase di vigilanza infraprocedimentale della catena di comando e scarica sugli stessi, di fatto lasciati soli, una responsabilità pressoché totale.

USB ritiene che gli inceppamenti della macchina organizzativa e le conseguenze delle scelte apicali delle Agenzie Fiscali non possano ricadere sempre sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori, per di più in un quadro di depauperamento delle risorse umane legato ai pensionamenti.

Per anni USB si è battuta per rivendicare che le lavoratrici e lavoratori fossero referenti dell’istruttoria e non responsabili del procedimento e quella battaglia ha prodotto risultati importanti, cristallizzati nella nota della DC 93756/ 2016 che abbiamo indicato nella richiesta di incontro già mandata al Direttore Provinciale di Catania lo scorso 27 gennaio.

Non vorremmo che si utilizzasse questa condizione di emergenza sistemica e prevedibile per aggirare anche le disposizioni sul responsabile del procedimento e che quello che è uscito dalla porta nel 2016 rientrasse dalla finestra nel 2020. A costo zero, in sordina e senza considerazione dei rischi per l’azione amministrativa.

L’USB non lo consentirà: ha già emanato una diffida sulle deleghe di firma alla Direzione Centrale, a quelle regionali, in tutti gli uffici ed ovviamente anche a Catania, lotterà con tutti gli strumenti possibili per scongiurare l’ennesima ingiustizia surreale, senza accettare soluzioni parziali e di facciata.

Oltre al tema caldo delle deleghe di firma, su cui si registra il silenzio assordante delle altre sigle sindacali e una richiesta di chiarimenti della sola RSU, durante la discussione sono venuti fuori temi delicatissimi, inseriti nella mozione che verrà indirizzata sia al MEF che al Direttore di Catania.

La diffusione di un livello di stress e rischio burn out legato oltre che ai carichi di lavoro alla stessa organizzazione del lavoro, in particolare lo sportello tutti i giorni e alle allocazioni del personale in percentuale; una tenuta dei servizi erogati all’utenza sulle spalle di personale di II area, anch'esso delegato alla firma; gli effetti distorsivi degli obiettivi, in particolare di quelli legati ai tempi di attesa e ai termini da rispettare.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno detto chiaramente di sentirsi soli e stanchi di essere considerati solo quando si tratta di raggiungere gli obiettivi e hanno mostrato una genuina voglia di combattere per i loro diritti a cui USB darà tutto il sostegno possibile. Senza base scordatevi le altezze.

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