Territorio - Nell'uovo di Pasqua il pagamento della produttività 2008

Nonostante si affermi l’inesattezza dei parametri, si firmano accordi per il 2008 e il 2009

Roma -

Finalmente, grazie alle sollecitazioni di RdB, il 17 febbraio 2010 sono stati stabiliti i parametri della produttività del 2008. Per la prima volta, dopo tanti anni, si è entrati nel merito dei criteri e dei calcoli, cosa che da tempo sollecitavamo, ed è stato semplice dimostrare l’inadeguatezza dell’intero impianto e le forti sperequazioni del rapporto tra la produttività dei lavoratori ed il relativo incentivo.

 

Tutti, compresa l’Amministrazione, hanno ammesso la necessità di rivedere i parametri, l’unica differenza tra la nostra proposta di farlo subito modificando semplicemente le tre soglie, e quella dei firmatari dell’accordo è che tale modifica sarà effettuata per la produttività del 2010, mentre sia per quella del 2008 che per quella del 2009 le sperequazioni rimangono inalterate.

 

Magra soddisfazione per noi che da anni gridiamo allo scandalo, anche se quest’anno le differenze tra i primi e gli “ultimi” della lista si sono dimezzate rimanendo però ancora molto lontane dall’essere eque. Anche quest’anno differenze di produttività di pochi punti percentuali determinano incentivi diversi di centinaia di euro.

 

Se un ufficio raggiunge tutti gli obiettivi assegnati, non è possibile che si trovi a metà classifica. Emblematico è il caso di Cosenza che pur avendo raggiunto la soglia massima di tutti gli obiettivi assegnati (PSR pari ad 1,000), il massimo nella carta della qualità (Barometro pari ad 1,000) e tutto il lavoro ordinario pervenuto, si trova al 48 posto. Qualcuno dei firmatari dell’accordo spieghi ai lavoratori come avrebbero potuto salire in graduatoria per arrivare alla prima posizione.

 

L’accordo è stato firmato (ma non da RdB) ed il “gioco al ribasso” continua.

Per la prima volta si sottoscrivono accordi senza soldi e senza conteggi, sulla fiducia di quello che riuscirà a fare l’Agenzia. Stiamo parlando della produttività del 2009 di cui non sono ancora disponibili i dati e non si sa neppure se ci saranno i soldi per pagarla. Questo modo di operare continuerà a far accrescere tra i lavoratori la convinzione che bisogna accontentarsi ed è inutile reagire, in modo che chi ha il potere o l’egemonia continui ad averla sfilandoci da sotto il naso ad uno ad uno tutti i nostri diritti.

 

Il tempo per effettuare le nostre osservazioni sul piano triennale dell’Agenzia è stato limitato ma ci è bastato per sottolineare la necessità di riconoscere in fretta un passaggio economico per tutti, nuove assunzioni per riequilibrare la pianta organica carente di 2.000 posti, bloccare la riorganizzazione degli uffici provinciali che comprende l’accorpamento delle sedi staccate della Conservatorie che si trovano a meno di 50Km dal capoluogo e trattano meno di 10.000 formalità all’anno. L’ultima richiesta è stata quella di dirottare una parte consistente (non inferiore al 50%) degli incassi pervenuti all’Agenzia a seguito delle surroghe, nuovi business e convenzioni a titolo oneroso a rimpinguare il fondo del personale.

 

E’, ormai, fondamentale che i lavoratori prendano coscienza di ciò che accade veramente, e non parliamo soltanto delle scorrettezze presenti nella produttività, ma della voglia di restaurare un clima feudale dove il dirigente è padrone e dispone a suo piacimento dei suoi “sudditi” a cui impone sia la sua valutazione, da cui dipenderanno gli incentivi e la carriera, sia sanzioni disciplinari inoppugnabili o carichi di lavoro incontestabili, il tutto con l’avvallo dei sindacati confederali.

 

Noi a questo gioco al massacro non ci stiamo, non ci accontentiamo delle “briciole” cadute dal tavolo di chi banchetta con i risultati del nostro lavoro, noi chiediamo cose semplici, chiare e possibili. Lavoriamo per realizzare una progressione economica generalizzata, chiediamo l’applicazione degli sconti telefonici per tutti, pretendiamo il rispetto del lavoro svolto a cui deve corrispondere un proporzionato indennizzo, ma per realizzare questo e molto altro ancora abbiamo bisogno del vostro sostegno e della vostra voglia di non accontentarvi.

 

Se vuoi far cambiare le cose, occorre sostenere chi le cose le vuole cambiare veramente.

 

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