Agenzia Entrate - Chiusura uffici: questa Amministrazione non finisce mai di stupire...

Gli altri siglano l'accordo sulla chiusura delle (prime) sedi periferiche, USB pensa già allo sciopero generale!

Roma -

Nell’incontro del 30 luglio 2013 sulla chiusura degli uffici, l’Agenzia ha comunicato che:

 

1. c’è un piano generale di chiusura degli uffici (che continua a non essere comunicato alle OO.SS) che coinvolgerà molti uffici del nostro territorio e molti lavoratori (vedi scheda);

 

2. l’accordo del 2009 sull’attivazione delle Direzioni provinciali che prevedeva, tra l’altro, i c.d. team delocalizzati, deve essere considerato disdettato;

 

3. i  risparmi derivanti dalla chiusura degli uffici, che sarebbero dovuti tornare al fondo di tutto il personale, potranno essere destinati a remunerare il personale oggetto della mobilità a causa della chiusura degli uffici.

 

L’accordo che l’amministrazione ha proposto alle OO.SS per la chiusura degli uffici, non contiene alcuna garanzia per il personale, ma risponde solo a esigenze di risparmio in nome della spending review.

L’annuncio della disdetta dell’accordo sull’attivazione delle Direzioni provinciali del 2009 apre uno scenario decisamente preoccupante anche per i lavoratori dei team delocalizzati.

Noi non firmammo quell'accordo perché sapevamo che tra le altre cose si sarebbero avviati i processi di mobilità coatta del personale che infatti sono arrivati.

L'assoluta mancanza di reazione delle OO.SS firmatarie di quell’accordo ci conferma il loro ruolo di piena disponibilità a sostenere ogni passo dell'amministrazione sulla strada dei tagli di spesa, della chiusura degli uffici, di nuove devastanti piani di riorganizzazione.

L'accordo siglato da tutte le OO.SS. ad eccezione dell’USB e della UIL non fornisce alcuna tutela e garanzia per il personale sia perché le tutele mal si conciliano con i tagli alla spesa pubblica sia perché quell’accordo rappresenta chiaramente la volontà politica di chi lo ha firmato di lasciare completamente mano libera all’amministrazione.

E ciò appare tanto più grave a pochi giorni dalla visita del presidente del consiglio Enrico Letta, in occasione della quale a parole è stata ribadita la volontà di tutti di lottare seriamente contro l'evasione fiscale mentre nei fatti l'amministrazione procede nel piano di ridimensionamento del comparto, senza nulla chiedere alla politica in termini di investimenti e impegni concreti e le organizzazioni sindacali compiacenti e complici (che pure scrivono comunicati roboanti sulla necessità di rafforzare il Fisco, valorizzare il personale, ecc.) sono sempre pronte a firmare ogni cosa entro una logica di mera riduzione del danno.

Chiunque può leggere l’accordo e se ne può personalmente rendere conto (vedischeda).

Chi continua a raccontare che questo (come altri) accordi limitano il danno e che questa dovrebbe essere la funzione di un’organizzazione sindacale, mente sapendo di mentire: l’amministrazione procede per la sua strada come un caterpillar e non c’è nessun margine di mediazione e contrattazione.

La scelta è semplice: o contrastare questi processi o condividerli con accordi che danno copertura alle politiche dell’Agenzia e alle scelte dei governi di turno in cambio forse di qualche residuo margine di manovra e di “potere”.

Ma è un “potere” che in realtà non può nulla: fine a sé stesso, autoreferenziale, utile solo a garantire la sopravvivenza dei propri apparati sindacali e costruito sulla pelle dei lavoratori con il vincolo dell’eterno silenzio-assenso.

L’USB continuerà a contrastare le politiche di smantellamento della macchina fiscale.

Lo farà anche costruendo momenti di dissenso critico, nelle assemblee con i lavoratori, ai tavoli delle trattative, nel confronto duro con il governo e le istituzioni (laddove questo è faticosamente reso possibile) o con momenti più radicali, come in occasione della forte protesta indetta da USB in occasione della visita del presidente del consiglio.

Lo scenario è allarmante e dobbiamo essere pronti a fronteggiarlo e a contrastarlo anche nei nostri uffici, dove abbiamo la possibilità di rappresentare il Fisco che vorremmo e che sappiamo essere molto diverso dal Fisco che è.

Dobbiamo rispondere a questo scenario anche con la costruzione dello sciopero generale del prossimo ottobre, che veda anche i lavoratori e le lavoratrici del fisco porre  all'attenzione del Paese i temi del Fisco, perché di tasse si deve poter vivere, con più servizi e meno pressione fiscale, mentre noi ne stiamo morendo.

Questa è la strada che abbiamo imboccato e che chiediamo alle lavoratrici e ai lavoratori di seguire. Gli altri sindacati hanno imboccato la via del SIGNORSI a prescindere: sappiamo dove porta e sappiamo anche come finisce. I primi risultati sono già sotto gli occhi di tutti.

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