Agenzia Entrate - Passaggi tra le aree, minacce e tentata rapina

L'amministrazione evoca il fantasma delle retrocessioni e apre il bando a chi è già in III area

Roma -

In questi giorni l'amministrazione sta lavorando per compromettere la procedura per i passaggi dalla II alla III area, il cui bando è stato emanato a fine dicembre dopo una gestazione di due anni e mezzo. L'invito rivolto a chi è già inquadrato nella III area funzionale da tre anni a partecipare al concorso interno nasconde più di un'insidia e costituisce un presupposto sul quale è lecito supporre che si innesterà in futuro un abbondante contenzioso. Il vecchio concorso per l'accesso alla VII qualifica funzionale, bandito nel 2001 e ritoccato con gli accordi sindacali del 2003 e del 2007, è stato fatto oggetti di numerosi ricorsi: era prevedibile data la natura di quegli accordi, così come era prevedibile che la giustizia amministrativa desse ragione ai ricorrenti.

 

Chi ha buona memoria ricorda chi firmò quegli accordi e quanto noi li criticammo. Oggi quegli accordi continuano a minacciare le carriere dei lavoratori e quel che è peggio sono lo specchio fedele di una certa pratica sindacale che fatica a morire. C'è chi tardivamente ha preso atto degli errori commessi e cerca ora di prendere le distanze dal passato e c'è chi continua - oggi come allora - a garantire che tutto andrà a posto. Tra spalle e comprimari l'Agenzia gongola e si appresta a tendere l'ennesima trappola per le carriere dei lavoratori. I ricorrenti di oggi rischiano di essere i retrocessi di domani e così via, in un gioco al massacro in cui i lavoratori perdono tutto e il banco vince. Allargare la procedura a chi è già in III area la espone a nuovi ricorsi e indebolisce la portata di un'operazione che già ritenevamo insufficiente rispetto ai bisogni dei lavoratori di vedere riconosciuta la loro professionalità. L'intento è quello di ridimensionarne gli effetti perché l'amministrazione non intende riconoscere quelle professionalità sul piano giuridico. Soprattutto non intende farlo con strumenti che diano certezze e stabilità ai percorsi di carriera. Sfacciatamente, l'operazione viene messa in piedi nello stesso momento in cui i piani aziendali del triennio 2010-2012 annunciano 3mila nuove assunzioni dall'esterno, mentre per gli interni ci saranno solo i 2mila passaggi. Che fine hanno fatto ad esempio le progressioni entro le aree, a quattro anni dall'unico scatto retributivo riconosciuto ai lavoratori?


Eppure lì ci sarebbe ancora la possibilità di agire con regole meno rigide di quelle che la riforma ha introdotto per le progressioni giuridiche. Nessuna sentenza amministrativa potrà mai costringere l'amministrazione alla decisione di retrocedere gli ex B3 ammessi in soprannumero e dichiarati vincitori in applicazione degli accordi del 2003 e del 2007. Da tempo vale infatti il principio per cui le sentenze amministrative hanno effetti solo per i ricorrenti. La scelta di retrocedere chi da tre anni è inquadrato in III area sarebbe quindi unilaterale e arbitraria. Faremo quanto è in nostro potere per scoraggiare l'amministrazione dal prendere simili decisioni. Anziché vendere sogni di carta si cominci a dare certezze alla categoria, a partire dal chiarimento su quanti, dei 3mila posti che il piano aziendale 2010-2012 destina alle nuove assunzioni, saranno riservati agli interni. Se è rimasta un po' di dignità si trovino soluzioni dignitose per tutti.


Se anche uno solo dei 2mila posti sarà toccato, o uno solo dei colleghi sarà retrocesso, allora la sconfitta per l'amministrazione e per chi sulla sponda sindacale ha avallato le sue scelte infelici sarà irreparabile, almeno quanto il danno fatto ai lavoratori.

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