Agenzie Fiscali - Se è vero che scioperare costa, quanto costa abbassare la testa?

Roma -

Il Comparto Agenzie Fiscali conta circa sessantamila Lavoratori, donne e uomini che hanno dimostrato elevata professionalità e capacità produttive che hanno permesso di conseguire risultati brillanti nella lotta all'evasione fiscale e nel raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica.

 

Alla crescita dei carichi di lavoro non ha fatto seguito un'adeguata politica salariale: le risorse destinate al rinnovo contrattuale e alla remunerazione del salario di produttività si sono ridotte al punto che gli stipendi di febbraio e marzo 2008, per la prima volta dal dopoguerra, sono diminuiti anche in valore nominale.

 

Nel frattempo è stato firmato un contratto che ha introdotto norme severe per chi sbaglia, nessuna risorsa per il recupero del potere d'acquisto, nessuna norma a sostegno della professionalità e della produttività collettiva, nessuna risposta alle condizioni di disagio sofferte da chi opera in prima linea per contrastare evasione ed elusione fiscale e erogare servizi ai contribuenti.

 

A questo quadro già così poco rassicurante si deve aggiungere uno scenario di sfondo ancora più cupo, disegnato dal decentramento delle funzioni catastali devolute agli Enti Locali, dalla mancata soluzione del problema inerente il finanziamento del salario di produttività (la nota questione del Comma 165), dal complessivo senso di sfiducia che progressivamente svuota di stimoli e di motivazioni una categoria alla quale è intimamente connesso il benessere economico e sociale del nostro Paese.

 

I Lavoratori del Fisco si sono messi in gioco dal novembre 2007 mettendo in atto un percorso di mobilitazione senza precedenti, caratterizzato da centinaia di mozioni per chiedere un Contratto equo, o in alternativa, lo stralcio della parte economica. Varata la pre-intesa, hanno proseguito la mobilitazione, hanno rispedito al mittente l’ipotesi di rinnovo bocciandola su tutti i fronti, hanno chiesto il ritiro della firma a Cgil-Cisl-Uil, unici firmatari. Sono stati anche messi nelle condizioni di non poter esprimere neppure la loro opinione dato che le assemblee di consultazione sono state interrotte e il nostro referendum è rimasto l’unico canale di raccolta del dissenso.

 

Le sedicimila schede e l’80% di no al Contratto e le altrettante firme raccolte un anno fa per chiedere la modifica del Comma 165 non possono restare senza risposta. Quelle firme sono la prova di un dissenso che oggi deve essere capitalizzato con una presa di posizione chiara e coerente.

 

Lo sciopero di martedì 8 aprile per l’intera giornata sono la nostra risposta. Sappiamo benissimo che si tratta dell’ennesima richiesta di sacrifici economici e logistici. Sappiamo che a questa scelta corrisponde la perdita di svariate decine di euro che faranno dimagrire ulteriormente gli stipendi. Questo è il costo della coerenza. A qualcuno può essere di conforto sapere che i nostri stipendi dimagriscono anche senza scioperi; forse – crediamo noi – dimagriscono proprio perché non si crede più abbastanza nello sciopero come strumento efficace di rivendicazione.

 

La logica dei numeri ci fa supporre che altri potranno strumentalizzare i dati sull’adesione per ridimensionare la rabbia dei Lavoratori. Non ci importa in questo momento di obbedire alla logica dei numeri. È anche possibile che la rabbia di qualcuno debba essere ridimensionata, ma ancora una volta vogliamo essere lo strumento sindacale al servizio di chi non si arrende. A quelli che si accontentano auguriamo buon lavoro, anche l’8 aprile 2008.

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