Entrate - prende forma il piano di chiusura degli uffici

Chiacchiere o rovesciare la situazione?

Roma -

Il piano di chiusura degli uffici, che si era fin qui tentato di nascondere o minimizzare, prende sempre più forma e assume dimensioni tali da farci ritenere che anche dopo il 2014 si continueranno a chiudere gli uffici fiscali, soprattutto se l'orizzonte resterà quello dei tagli e della spending review, orizzonte entro il quale i vertici dell'Agenzia si muovono con zelante disinvoltura.

L'Agenzia delle Entrate ha dichiarato che dei 374 uffici territoriali presenti sul territorio nazionale, ben 216 rientrano, per caratteristiche e collocazione geografica fra quelli che potrebbero essere chiusi applicando la spending review e tra questi ce ne sono 145 con meno di 20 unità di personale.

Insomma, il fatto che al momento e fino al 2014 se ne vogliano chiudere "soltanto" una settantina non vuol dire che l'elenco non sia ben più lungo e che dal 2015 non venga ripreso in mano. Tutt'altro.

È sempre più chiaro che l'Agenzia delle Entrate appoggi la logica della spending review, basata sul principio che i servizi pubblici siano un costo da ridurre. Contro questo principio continueremo a batterci, perché sappiamo che da questo principio scaturiscono più costi sociali scaricati sulla collettività e sui lavoratori.

Con la chiusura degli uffici non si risparmia nulla, casomai si tagliano dal bilancio risorse che non verranno destinate altrove, né ad altri servizi fiscali, né tantomeno per risarcire la collettività che viene depredata di servizi pubblici con altri servizi pubblici. Chiamiamoli con il loro nome: non sono risparmi ma sono tagli.

Anche il fatto che la collettività dovrebbe essere grata all'Agenzia per queste scelte ci sembra abbastanza ridicolo, proprio perché sulla collettività si scaricano ancora più costi mentre il personale coinvolto dovrà rinunciare almeno a 1500 euro annui, tanto costeranno gli spostamenti verso le nuove sedi. Risparmia Befera, ma i costi di questa operazione ci sono e sono a carico dei soliti: cittadini, utenti, lavoratori.

Nelle Marche, regione coinvolta dalle chiusure con gli uffici di Fabriano e Recanati, l'Agenzia conferma le date di chiusura, rigettando al mittente sia le richieste di revoca del provvedimento (USB), sia quelle di differimento-per-prendere-tempo. Ritenendo che gli uffici fiscali siano una merce dell'Agenzia, e non un bene della collettività il cui destino dovrebbe essere deciso dalla collettività, l'Agenzia addossa incredibilmente ai sindaci la responsabilità della chiusura delle sedi: i sindaci avrebbero la colpa di aver chiesto la revoca delle chiusure, non prestando il fianco a un'operazione di riduzione del danno quale sarebbe il mantenimento di facciata di uno o due sportelli.

In questo modo si risolverebbero soltanto i problemi di uno o due lavoratori e questo ci sembra troppo poco rispetto alla posta in gioco. Per questo appoggiamo la linea delle amministrazioni locali con le quali continuiamo a dialogare alla ricerca di una soluzione vera che soddisfi tutti e non soltanto qualcuno, mentre un presunto fronte sindacale quasi-unitario (senza la USB) starebbe proponendo ai lavoratori coinvolti una vertenza tutta articolata sul piano regionale. Ci sembra molto comodo e altrettanto inutile aprire una vertenza sul piano regionale ora che è chiaro che la chiusura degli uffici dipenda da volontà politiche e amministrative nazionali e che a livello locale ci sono soltanto dei signorsì.

Questo sia detto con il massimo rispetto che abbiamo per ogni percorso vertenziale e conflittuale, al quale crediamo però che debba essere data una prospettiva seria. Per questa ragione invitiamo le lavoratrici e i lavoratori delle Marche ad aderire con convinzione allo sciopero generale del 18 ottobre indetto da USB e dal sindacalismo di base e conflittuale. Fra le "parole d'ordine" del nostro sciopero ci sono anche il NO chiarissimo e senza condizioni alla spending review e ai tagli sulla Pubblica Amministrazione e la richiesta forte di investire risorse per rinnovare i contratti, aumentare gli stipendi, garantire gli sviluppi professionali.

Ci sembra che le varie posizioni in campo siano chiare: o dalla parte di chi, fra tante chiacchiere sta di fatto assecondando l'Amministrazione o dalla parte di chi come noi pensa che questa situazione vada rovesciata, rivoltata come un calzino. Da che parte stare? Come sempre, l'ultima parola spetta alle lavoratrici e ai lavoratori.

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