Giochiamo a nascondino?!

Il senso dei tavoli separati e il pericolo della separazione dai Lavoratori

Roma -

Anche alle Dogane si sta svolgendo il solito rito dei tavoli separati in quanto “i comportamenti ostruzionistici di alcune sigle” impediscono l’operatività di CGIL CISL UIL e SALFI.

 

A parte il ridicolo di queste contrattazioni in cui l’Agenzia schizza da una stanza all’altra, si sta impedendo il procedere veloce dei lavori e i tempi delle trattative si raddoppiano, ritardando i tempi del pagamento degli emolumenti ai Lavoratori.

 

Ma i tavoli separati non dovevano servire ad una rapida chiusura delle trattative?

 

Non solo i tempi si allungano, ma nulla di ciò che in questi giorni si è fatto ha portato benefici ai Lavoratori: non certo l’accordo sulla ripartizione delle somme del comma 165, che ha portato ad un incremento del 20% per i dirigenti rispetto allo scorso anno (in media circa 18.000 euro), nonostante in percentuale la quota si sia ridotta dal 12,9% al 10%. Scherzi delle percentuali, che non hanno valore assoluto ma solo in relazione ad una quantità. Come dice il detto, “è meglio un quarto di bue che mezzo pollo!”.

 

Naturalmente quell’accordo noi non l’abbiamo sottoscritto, perché non condividiamo che con il salario accessorio si accresca il divario di retribuzione fra dirigenti e livellati, che se è di 1 a 3 sulla media della busta paga, diventa 1 a 5 se si considerano i fondi del comma 165. L’iniquità è già il peccato originale dell’attuale politica dei redditi che, non prevedendo veri aumenti contrattuali, ma adeguamenti all’inflazione in termini percentuali e non reali, non riesce a garantire la difesa del potere d’acquisto agli stipendi più bassi. Non è affatto necessario che l’Agenzia delle Dogane ci metta del suo continuando a perpetrare una politica che premia ulteriormente i dirigenti invece delle fasce più deboli, che pure contribuiscono sostanzialmente al raggiungimento degli obiettivi.

 

Ogni anno, in occasione degli accordi sul FPS, si sono presi impegni per una “profonda rivisitazione” degli istituti delle indennità e della Rsp. L’accordo di ieri ci fornisce la prova di quello che l’Agenzia e i firmatari dell’accordo intendevano per profonda rivisitazione: le indennità sono rimaste le stesse con gli importi maggiorati, idem per la Rsp. Semplificare la ripartizione del Fondo facendo tabula rasa di premi e premietti che frantumano il fondo in mille voci, acconti, saldi, residui era quello che intendevamo noi.

 

Le indennità vanno superate. Va superata la logica di incentivazione che c’è dietro: ti pago male e non ti offro opportunità di carriera, ma con 2 o 3 euro al giorno mi assicuro la tua professionalità per svolgere quella “particolare attività”. Mentre chi svolge le attività non incentivate si sente legittimato ad offrire una prestazione lavorativa scarsa a fronte di una retribuzione anch’essa scarsa. L’Agenzia, che si dice impegnata in un processo di ammodernamento, sceglie nei fatti di continuare a percorrere vecchie logiche di piccole clientele che spesso sono la causa e l’effetto di una tale ripartizione del Fondo.

 

Ci sono delle attività che comportano particolari responsabilità e specifiche professionalità? Chi le dovrebbe riconoscere? Da quale Fondo si dovrebbe attingere per remunerarle? L’Agenzia riconosce che ci sono, ma non ci mette nulla del suo per remunerarle. È troppo comodo. Riconoscere un'area dei professionisti, le cui  responsabilità sono equiparabili a quelle dei dirigenti, e pagate con la quota a loro spettante, sarebbe stata una risposta coerente.

 

Con la Rsp, lo ricordiamo, si aumenta del 10% a spese del Fondo, l’aliquota oraria del lavoro straordinario. Aumentarla ancora significa che il personale dovrà lavorare di più per essere retribuito con soldi che già gli appartenevano, in quanto li avrebbe percepiti comunque, sotto altra forma, con il solo lavoro ordinario.

 

Anche sulla parte dell’ordinamento professionale e degli sviluppi economici, così come è stata affrontata nell’accordo firmato ieri, dobbiamo dare un giudizio negativo.

 

Dal maggio 2004 non avvengono più scorrimenti per le qualifiche super, dal 1 gennaio 2005 la gran parte dei Lavoratori delle dogane hanno avuto una progressione economica, dal 1 gennaio 2006 la restante parte. Per il finanziamento di tali operazioni la parte fissa del Fondo è stabilmente ridotta delle risorse occorrenti, che dovrebbero rientrare nella disponibilità dello stesso “dalla data del passaggio di area o di cessazione dal servizio, a qualsiasi titolo avvenuta, del personale che ne ha usufruito” (art. 84 del CCNL).

 

Dovrebbero. In realtà tale meccanismo di alimentazione del Fondo non è stato mai applicato e si continua ad accantonare sempre la stessa cifra come se in pensione, in questi anni, non ci fosse andato nessuno. Che fine fanno queste somme? Il nuovo stanziamento di 3 milioni di euro per gli sviluppi economici, inoltre, stando al requisito minimo di permanenza nella fascia retributiva di due anni, stabilito in precedenti accordi, non permetterà l’assegnazione di tali cifre se non dal 31/12/06. E’ questo un modo per spalmare le risorse del Fondo su più annualità, perché in pratica quei soldi nel 2006 non verranno distribuiti fra il personale.

 

C’è un'eccezione. La nostra O.S. da tempo fa presente che alcuni dipendenti sono rimasti fuori dall’applicazione dell’accordo del 13 ottobre 2005 sugli sviluppi economici. Sono i colleghi che a seguito della trasformazione dell’Agenzia del Demanio sono stati inseriti negli elenchi di mobilità collettiva presso il Dpf. Coloro i quali sono stati trasferiti prima del 13 ottobre hanno beneficiato della progressione, quelli trasferiti dopo tale data, sicuramente non per causa loro, non ne hanno beneficiato.

 

Con i nuovi stanziamenti si dovrà sanare questa iniquità per incrementare i posti disponibili nella fascia apicale della Seconda Area, attualmente vuota. Si dovrà investire sulle fasce retributive che, ultimi sviluppi a parte, non hanno beneficiato di passaggi da più anni (come gli ex B2); ma anche su quelle posizioni che negli ultimi passaggi hanno avuto un incremento retributivo inferiore. Queste, delle decorrenze e dei meccanismi di alimentazione del fondo, non sono solo questioni tecniche. Le battaglie degli ultimi anni, che ci hanno portato a operazioni di stabilizzazione del salario accessorio, agli sviluppi economici, e quelle in cui siamo impegnati ora, come quella che una quota degli stanziamenti UE vada ad incrementare le risorse del Fondo, verrebbero in gran parte vanificate se permetteremo che le attuali risorse si perdano per strada.

 

Queste saranno le nostre proposte, che porteremo avanti con la chiarezza che ci contraddistingue e con la forza che i Lavoratori ci daranno. Solo loro, infatti, hanno la possibilità di riportare l’attenzione su argomenti che trasparenza e democraticità vorrebbero al centro di un dibattito aperto non solo a tutte le sigle, ma a tutti i Lavoratori.

 

Noi vogliamo che i Lavoratori siano gli interpreti principali del loro futuro: per questo noi la consultazione dei Lavoratori la pratichiamo davvero, sia costruendo con loro la nostra piattaforma contrattuale (iniziativa "tucomelapensi"), sia sottoponendo a referendum la nostra firma sui contratti. Qualcuno può dire di fare altrettanto? Quali sono le proposte dei sindacati che hanno chiesto i tavoli separati? Chi dovrà beneficiare dell’ulteriore stanziamento per gli sviluppi economici?

 

Le risposte a queste domande e le scelte che ne seguiranno faranno la differenza fra una rappresentanza che vuole il Lavoratore protagonista delle scelte che lo riguardano e una di mediazione, che quelle scelte ve le farà conoscere una volta compiute.

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