Lazio - Entrate, colpo di mano

Roma -

Con la complicità di tre piccoli direttori provinciali, il Direttore regionale del Lazio assesta il colpo.

Un durissimo documento a modifica dell’orario di lavoro e di servizio cala sulla testa dei Lavoratori delle Direzioni romane delle entrate.

Un atto d’imperio, dunque, dopo una trattativa finta su una materia sensibile quale l’orario di lavoro, per cui è notoriamente obbligatoria la “contrattazione” e non la sua “contraffazione”.

Nel merito, si sconvolge il già precario equilibrio vita-lavoro degli impiegati, attaccando frontalmente orario di lavoro, diritto alla flessibilità, diritto alla pausa ed ogni altra tutela e garanzia.

Si realizzano risultati grotteschi come la dilazione del pranzo dei malcapitati di turno (e proprio il caso di dirlo!) fin dopo le 16.00 e si effettuano, ad apparente compensazione, promesse contra legem come il recupero orario senza pausa pranzo fino a 7 ore di presenza. Ma le violazioni contrattuali si susseguono nel testo, come l’obbligo per determinati lavoratori di anticipare l’inizio dell’attività alle 7:40.

Si incide soprattutto sulle condizioni fisiche e psichiche degli operatori, al punto di ridicolizzare i risultati fasulli della rilevazione dello stress lavoro correlato che per l’Amministrazione non esiste e se esistesse non se ne dovrebbe parlare.

Ora però gli attori di questa vicenda mostrano il loro vero volto. Quello feroce dell'amministrazione che su una materia così delicata procede in maniera unilaterale e autoritaria, e quello complice di quelle OO.SS. che hanno spalancato la strada a tale soluzione attraverso la firma di ben due accordi nazionali e dell'accordo in sede locale presso la DP1. Non a caso citati e ripresi nelle motivazioni delle disposizioni di servizio.

Chiunque metta a confronto gli accordi siglati a livello nazionale e quello presso la DP 1 con le disposizioni di servizio emesse dai Direttori provinciali vi troverà, infatti, una sostanziale identità di contenuti.

Se per l'Amministrazione e le altre OO.SS. questa è la fine di una vicenda, per noi non è che l’inizio! Avvieremo subito un percorso di mobilitazione in tutti gli uffici coinvolti, praticheremo tutte le strade per arrivare all'unica soluzione possibile per tutelare i nostri diritti: ritirare l'ordine di servizio.

Una battaglia, lo diciamo apertamente, il cui esito dipende anche da come e quanto si schiereranno e si metteranno in gioco i lavoratori.

 

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