L'emergenza retributiva nel nostro comparto pretende una risposta forte: SCIOPERO!

Roma -

Una gigantesca questione retributiva da anni riguarda tutto il settore pubblico.

 

Il blocco delle retribuzioni, risalente oramai al 2009, e prorogato in tutti questi anni, ha significato mediamente, per ogni lavoratore, una perdita di salario pari a circa 6.000 euro ed un risparmio, in termine di spesa pubblica, pari a circa 20 miliardi.

 

Ma, nonostante ciò, la spesa pubblica nel nostro paese continua ad aumentare, a dimostrazione del fatto che il blocco degli stipendi non risponde a reali esigenze di cassa ma alla necessità di mettere all'angolo una intera categoria (salvaguardando consulenze d'oro, appalti e super retribuzioni dei dirigenti) per ridurre significativamente l'ambito pubblico ed avviare processi di privatizzazione.

 

Il blocco dei contratti, però, non si manifesta solo nella odiosa ed ingiusta forma del mancato rinnovo, ma anche nei vari tetti (collettivi ed individuali) posti alle retribuzioni dal decreto legge 78 del 2010: ciò si traduce, nel nostro comparto, in decine di milioni che, in sede di attribuzione del salario accessorio,  vengano annualmente sottratti alla contrattazione.

 

Soldi, per intenderci, che potrebbero essere utilizzati per completare, nelle Agenzie fiscali, il percorso delle progressioni economiche. Un vero e proprio affronto, in un momento in cui le nostre retribuzioni  sono pesantemente sotto attacco!

 

Quando, circa tre anni fa, avviammo la raccolta firme per chiedere progressioni economiche per tutti, avevamo colto nel segno: il progressivo impoverimento salariale, dicevamo allora (ed oggi il discorso è ancor più attuale), perpetrato in questi anni, può e deve trovare una parziale compensazione nel riconoscimento di uno scatto salariale per tutti i lavoratori, considerando, tra l'altro, che si tratta di risorse che non comportano alcun onere aggiuntivo.

 

Come sia andata a finire quella vicenda lo sappiamo bene: due buoni accordi siglati anche da USB all'ex Territorio ed in Dogana, ed un pessimo accordo (non siglato da USB) alle Entrate ove 2/3 dei lavoratori sono stati esclusi dai passaggi economici.

 

Noi vogliamo ripartire da qui: rimuovere i tetti alle retribuzioni, stabilizzare le risorse del salario accessorio ed impiegarle per garantire la tenuta retributiva di tutto il personale.

 

Proprio in questi giorni una semplice minaccia di sciopero da parte delle forze di polizia ha indotto il governo a reperire risorse e a ridimensionare il blocco del contratto nel comparto sicurezza.

 

Questa vicenda dimostra ciò che noi sosteniamo da tempo: le leggi e le circolari invocate in questi anni dall'amministrazione hanno costituito il pretesto per non spendersi nel recupero di risorse sottratte alla contrattazione ed utilizzarle per remunerare tutto il personale.

 

Mentre su altri versanti si facevano operazioni ben più spregiudicate con l'attribuzione degli incarichi dirigenziali e la lievitazione delle posizioni organizzative ...

 

Ora che la situazione salariale dei lavoratori sta diventando insostenibile bisogna cambiare verso.

 

Lo sciopero generale del 24 ottobre deve guardare, quindi, in due direzioni: da un lato la battaglia generale e necessaria per riconquistare il diritto al contratto, dall'altro la battaglia contro i tetti imposti al salario accessorio per liberare risorse da utilizzare per completare i passaggi economici.

 

Una battaglia lunga che attraversa la data dello sciopero generale ma che guarda anche oltre.

 

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