Entrate - Uno scatto retributivo entro la fine dell'anno

Da troppo tempo si firmano accordi al ribasso, chi è disposto ad alzare un po' il tiro?

Roma -

Dalla Calabria alla Lombardia, passando per le Marche, fioccano iniziative di mobilitazione dei lavoratori sostenute più o meno unitariamente dal fronte sindacale. In alcuni casi si registrano veri e propri strappi, sfociati in richieste di spostamento del tavolo negoziale al “livello superiore” che poi sarebbe quello stesso livello dal quale scaturì l'accordo-quadro sulla riorganizzazione, fonte di ogni odierno problema. Non è un segreto che RdB si sia opposta al processo di ristrutturazione dell'Agenzia delle Entrate, non solo e non tanto per le sue presunte e tutte da dimostrare inefficienze sul piano operativo (quelle casomai scaturiscono dalla congiuntura sfavorevole e dalla legislazione che premia gli evasori). Il nostro giudizio sulla ristrutturazione fu da subito negativo perché non coinvolgeva i lavoratori e nascondeva loro tutte le insidie che poco a poco il tempo sta svelando. Oggi nessuno può negare che la ristrutturazione lascia sul campo migliaia di storie professionali, di lavoratori che hanno dovuto scegliere senza avere reali alternative: o la mobilità o la perdita del ruolo. Lavoratori mandati allo sbaraglio da un accordo-quadro nazionale che sembra un ombrello bucato. Quando è grandinato, è risultato inservibile.


La ristrutturazione pone problemi che attraversano tutto lo spettro delle possibili casistiche: delegittimazione delle RSU, proprio alla vigilia del loro rinnovo; perdita di professionalità; perdita di tutele; stravolgimento di accordi sindacali territoriali che faticosamente erano stati costruiti nel tempo, come gli accordi sull'orario di lavoro e di servizio ad esempio; situazioni paradossali, come quelle che oggi interessano l'area metropolitana di Roma, in cui si impedisce di fatto ai lavoratori di difendere la propria professionalità anche volendolo, in una sorta di im-mobilità forzata che stupisce dato che l'amministrazione aveva detto ben altro. Sono ancora da venire i più pesanti effetti retributivi. La circostanza sottolineata in apertura, cioè le mobilitazioni e le rotture negoziali, non ci dispiacciono, anzi. Per quanto ci riguarda provano che avevamo visto bene e avevamo visto lontano. Chi continua ad agitare lo slogan trito e ritrito che RdB non è il sindacato del “fare” ma solo dello “scrivere” non centra più il bersaglio.


Ad esempio, per noi è chiaro quali siano i mali di questa ristrutturazione. Li denunciammo a tempo debito, quei mali, e ora ne facciamo il censimento. Domanda: quelli che sollecitano vertenze unitarie o invocano tavoli superiori elargendo l'ingenua speranza che lì verranno risolti i problemi deflagrati a livello territoriale, hanno in mente qualcosa da cambiare in questa ristrutturazione che non va, o si tratta solo di manovre diversive messe in atto per ingannare il tempo e magari anche i lavoratori? O peggio ancora, di manovre senza prospettiva? Concludiamo con una nota polemica: ricostruire i percorsi e ripassare la recente storia sindacale del comparto (esercizio che non siamo i soli a praticare), comporta esprimere giudizi anche negativi sulle scelte altrui. Chi negò la valenza politica delle nostre mancate firme su accordi che oggi condizionano negativamente la vita dei lavoratori dovrebbe “responsabilmente” prendere atto di certi errori e correggere il tiro. Non lo deve a noi ma ai lavoratori che di quegli accordi sono gli unici destinatari nel bene (raramente) e nel male (sempre più spesso). Se riorganizzazione fa rima con dequalificazione e carriere fa rima con barriere, dipende anche da certe sviste.


A proposito di carriere, quanti saranno disposti a lottare per ottenere un passaggio retributivo per tutti i lavoratori entro la fine del 2010? Lo scriviamo, lo facciamo?

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