Cosa succede se il Catasto passa ai Comuni?

Roma -

1. I Comuni dovranno dotarsi di strumenti, locali e persone capaci di gestire il Catasto. Quindi tempi lunghi, servizi da riorganizzare, personale da qualificare. I costi ed i disagi, ovviamente, saranno sulle spalle dei cittadini.

2. Le rendite e/o i valori delle case saranno stabilite dai Comuni che si dovranno “divincolare” dalle sicure pressioni di categorie interessate. Non ci sarà più un’unità territoriale, quindi nessuna equità fiscale e non sarà più possibile sapere dove e chi sta pagando più o meno tasse. Questo avrà una forte ricaduta sulle compravendite, l’ICI, l’IRPEF e tutte le tasse e imposte che gravano sulla casa.

3. I cittadini potranno recarsi in Comune a richiedere le visure e i certificati catastali. Questo servizio è già disponibile da diversi anni e tutti i comuni che lo hanno richiesto lo stanno già utilizzando (sono circa 360 su 8000) quindi non serve il decentramento per questo, anzi l’Agenzia del Territorio che ora gestisce il Catasto permette le visure da casa ai cittadini utilizzando il sito internet delle Poste italiane.

4. Dicono che sarà possibile una maggiore lotta all’evasione fiscale da parte dei Comuni. Falso! Per fare questo basta utilizzare correttamente la banca dati catastale integrandola con quella comunale. Non si può impunemente dichiarare che smembrando il Catasto in migliaia di pezzi (8.000 sono i comuni che dovrebbero gestirlo) si migliorerà la lotta all’evasione. Nel 1886 esistevano in Italia 24 catasti e si è correttamente pensato di unirli per creare maggiore omogeneità fiscale. La storia non insegna nulla o forse neanche si conosce.

Quali sono i motivi del decentramento ?

  • Sicuramente per fare favorire alcune categorie che nella gestione comunale del catasto troverebbero “gioco facile” per attuare i propri interessi difficilmente realizzabili con un organismo di carattere nazionale com’è adesso l’Agenzia del Territorio.
  • Il Governo usa il Catasto come merce di scambio facendosi perdonare dagli Enti locali i cospicui tagli varati con la finanziaria 2007. In questo modo però la fregatura per i Comuni è doppia: i tagli con la finanziaria e i costi di gestione del Catasto.

La realtà è che si usa l’opinione pubblica che grazie ai mass media, la classe politica ed i sindacati di partito continua a vedere l’impiegato catastale come un lavativo corrotto. Questo pregiudizio è difficile da cambiare perché non si racconta il veloce e continuo progresso tecnologico e di formazione che ha realizzato il Catasto negli ultimi 5 anni. Si sono tolti 20 anni di arretrato, si sono raggiunti obiettivi di qualità e produttività elevati, l’aggiornamento della banca dati è diventato giornaliero, è possibile richiedere via internet la correzione degli errori, ogni processo catastale è stato informatizzato, portando il catasto nello studio dei notai e dei professionisti che possono lavorare senza uscire di casa e molto altro ancora che è impossibile sintetizzare in una pagina.

 

Quindi bisogna con forza dire NO al decentramento del Catasto e SI ad un efficace lotta all’evasione fiscale.

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