"Spionaggio fiscale": forse ogni tanto giochiamo, ma siamo persone serie!

Roma -

Perquisizioni in ufficio… in casa… corporali… trattati come i peggiori criminali. Non si rispettano i tempi dei contratti, non si firmano i decreti di assegnazione dei fondi del salario accessorio, si è lenti a riconoscere i diritti dei lavoratori… ma, quando si tratta di “sputtanarli” pubblicamente, si diviene improvvisamente veloci ed implacabili!

Quanto è accaduto negli ultimi giorni, soprattutto per come è accaduto, è un chiaro segnale.

Non si è trattato di una, chiariamolo subito, accettabile, e per certi versi, auspicabile, reprimenda di un datore di lavoro verso alcuni suoi dipendenti che, facendo una sciocchezza, perdono tempo in facezie. Anche se fosse vero che qualcuno ha commesso un errore, non ci piace che questi errori siano stati utilizzati a pretesto per mettere in piazza una intera categoria di lavoratori.

Una criminalizzazione generalizzata inaccettabile!

Vittime di uno scontro politico. Vittime della bizzarra teoria che la lotta all’evasione fiscale sia un fatto mediatico. “Occorre creare un CLIMA DI OPINIONE ostile all'evasione" oppure "è necessaria una mobilitazione MORALE" afferma Padoa Schioppa.

Si apre una fase difficile per i lavoratori, anche perché qualche sindacato sembra subordinare la proprie scelte all’idea di avere un “governo amico”. In questo caso, ad esempio, NON E’ STATO POSSIBILE COSTRUIRE UNA REAZIONE SINDACALE UNITARIA, che pur abbiamo ricercato, convinti che avrebbe tutelato meglio i lavoratori.

Chi aveva ancora dubbi ora lo sa! Non si gioca più. Altrimenti andremo diritti verso la privatizzazione delle Agenzie basata sul teorema della inaffidabilità dei lavoratori.

Dopo anni di disponibilità, di flessibilità, di mansioni superiori… ora i lavoratori divengono schiavi della loro professionalità… rischiando di essere “incriminati” per lo svolgimento del loro lavoro.

Migliaia di lavoratori non iscritti al sindacato o iscritti a sindacati che dimostrano tutti i giorni di “non voler disturbare il manovratore” sono il ventre molle su cui affonderanno i colpi. Basta. E’ il momento di scegliere da che parte stare!

Le RdB/CUB dichiarano lo stato di agitazione del personale

Se i lavoratori non otterranno garanzie concrete, da oggi nulla sarà più come prima:

  • nessuna singola interrogazione sarà più effettuata se non in presenza di espressa delega del cittadino, o almeno, di espressa autorizzazione scritta da parte del dirigente, per ciascun anno d'imposta e per ciascun atto fiscale;
  • nessuna informazione fiscale sarà più comunicata telefonicamente, via e-mail o con altro mezzo indiretto, se non in presenza di espressa autorizzazione scritta da parte del dirigente per ciascuna informazione trasmessa;
  • nessun dialogo con i cittadini, il cui contenuto riguardi informazioni attinte all'anagrafe tributaria, sarà condotto in locali non idonei a garantire il pieno e concreto rispetto della privacy.

se è arrivato il momento di smettere di giocare… allora smettiamo!


"spionaggio fiscale": a chi giova la caccia all'untore? (comunicato stampa)

Si è alzato un gran polverone sulla questione “spionaggio fiscale”. Un polverone fatto di perquisizioni personali a lavoratori delle Agenzie Fiscali “colpevoli” di aver effettuato alcune interrogazioni sui terminali dell’Anagrafe Tributaria.

Diciamo subito che, a questo punto, la Magistratura deve andare avanti.

Ma già l’elenco che trapela dei soggetti su cui le interrogazioni sono state effettuate la dice lunga sulla natura della questione: nella maggior parte dei casi, semplice curiosità, forse un pò stupidotta, ma comunque semplice curiosità… c’è l’attuale Presidente del Consiglio, e quindi comprendiamo le preoccupazioni, ma anche altri soggetti di vario genere: politici, sportivi, persone dello spettacolo. Inoltre va ricordato che i dati ricavabili dai terminali dell’Anagrafe Tributaria sono dati presenti nei Pubblici Registri, accessibili a chiunque li richieda. Parlare quindi di “spionaggio” in modo generalizzato così come sta accadendo, sembra quantomeno improprio.

La password per lavorare sul sistema dell’Anagrafe Tributaria, che garantisce la tracciabilità degli accessi, viene assegnata alla maggioranza dei dipendenti, anche quelli di livello basso, a cui, quotidianamente viene richiesto di svolgere mansioni superiori. Sembrerebbe quindi perfino strano e innaturale, diciamolo, che, avendone la possibilità, gruppi più o meno consistenti di lavoratori non venissero, almeno una volta nella vita, colpiti da una innocua e banale curiosità.

Errori certo. Cose che non andrebbero fatte. Ma da qui a far partire la caccia all’untore che vediamo in questi giorni il passo è lungo. Siamo arrivati al paradosso che tra gli indagati (e perquisiti) ci risulta ci siano anche lavoratori che hanno effettuato le interrogazioni “incriminate” non certo per curiosità ma proprio perché il loro lavoro lo richiedeva…

Conoscendo la realtà di cui parliamo (cosa che pare non vera per molti di coloro che si affannano in commenti) verrebbe da trarre conclusioni di segno diverso, ma comunque poco tranquillizzanti:

  • o siamo di fronte ad una enorme campagna per screditare gli “agenti” del fisco, proprio mentre si dice che la lotta all’evasione è il fulcro dell’azione politico/economica dei prossimi anni,
  • oppure, e questo ci spaventa ancora di più, c’è del vero, e si nascondono le mele marce mettendone tantissime nel cesto, con la solita tecnica del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Forse, in tal senso, il Ministero Economia, avrebbe fatto meglio ad attivare, prima di denunciare il fatto alla Magistratura, l’Audit interno per comprendere entità, diffusione e natura del fenomeno.

Un dato è certo. Con che spirito credete che i lavoratori del Fisco potranno lavorare? Per gli onesti, ammesso che ci siano “colpevoli”, la tutela qual’è?

Certo è che non possiamo più lavorare tranquilli. Se non ci sarà un intervento deciso del Ministro a sgonfiare questa enorme bolla di sapone, i lavoratori del fisco saranno obbligati ad autotutelarsi: evitando di rispondere al telefono, chiedendo documenti a chiunque si presenti agli sportelli per una informazione, chiedendo espressa autorizzazione scritta per ogni atto che dovranno svolgere, e così via.

Se qualcuno voleva distruggere la possibilità di operare per il fisco, ha imboccato la strada giusta!


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